SOCIETA’. La direttiva antidiscriminazione dell’Ue garantirà a tutti l’accesso a beni e servizi

Una società in cui l’accesso ai beni e ai servizi sia garantito a tutti, senza discriminazioni di religione, età, orientamento sessuale e handicap fisici. E’ questo quello che chiede l’Ue affinché tutti gli Stati membri applichino degli standard minimi di diritti e libertà civili comuni a tutti i cittadini. Il 2 luglio scorso la Commissione europea ha rinnovato l’Agenda sociale e nelle 18 proposte di direttive c’era anche quella antidiscriminazione che intende combattere la discriminazione fondata sulla religione o le convinzioni personali, sulla disabilità, sull’età e sull’orientamento sessuale, estendendo il principio della parità di trattamento al di fuori del settore dell’occupazione.

Nel corso degli ultimi 50 anni, infatti, l’Ue ha promosso l’eguaglianza dei sessi, sviluppando un ampio quadro legislativo, che ha permesso un grosso aumento della partecipazione femminile al mercato del lavoro. Il tasso d’occupazione delle donne è passato dal 54,3% nel 2001 al 57,2% nel 2006 e l’obiettivo per il 2010 è del 60%. Ma le discriminazioni in Europa non sono diminuite, come dimostra un recente Eurobarometro secondo cui il 35% degli europei ha dichiarato di aver subito qualche forma di discriminazione. Questa direttiva quindi arriva a completare un iter giuridico di un’Europa che fin’ora si è occupata soprattutto dell’ambito del lavoro, dimenticandosi di considerare gli altri fattori importanti per una società veramente aperta.

Ed è questo quello di cui si è parlato oggi a Roma, presso il Coming Out, uno dei luoghi simbolo della discriminazione, se non intolleranza, verso gli orientamenti sessuali diversi. L’europarlamentare Gianni Pittella, capogruppo italiano del PSE (Partito Socialista Europeo) l’eurodeputata socialista Catiuscia Marini, della Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori e l’eurodeputata socialista Mariagrazia Pagano della Commissione per lo sviluppo regionale hanno presentato la direttiva antidiscriminazione, informando i cittadini di quanto questa proposta sia importante per la sua estensione orizzontale a tutte le forme di discriminazione.

"Questo inizio di secolo doveva essere il momento di maggiore affermazione dei diritti di cittadinanza nell’era della globalizzazione sta diventando invece un’epoca buia in cui prevale l’intolleranza e l’odio verso l’altro" – ha dichiarato Pittella. "Questo merita una grossa stigmatizzazione, anche se non solo politica. Noi vogliamo una legislazione, ecco perché abbiamo chiesto che nell’ambito del pacchetto sociale della Commissione Ue abbiamo chiesto che ci fosse questa direttiva contro le discriminazioni". Gli eurodeputati hanno posto l’accento sul fatto che tutti gli Stati membri devono garantire che l’accesso ai beni e servizi, alcuni dei quali fondamentali, non possa essere negato ad alcune categorie di persone e che siano riviste tutte quelle leggi nazionali che, anche indirettamente, possano creare discriminazione.

"Questa proposta di direttiva permetterebbe ai cittadini di tutta Europa di avere la parità di accesso ai servizi minimi, rafforzando la tutela del diritto del singolo e delle associazioni che possono costituirsi a tutela del cittadino" ha spiegato Marini. "Il consumatore – ha continuato Marini -viene protetto in tutti i campi, dall’istruzione al lavoro, ma soprattutto nell’accesso ai beni e servizi; ad esempio immaginiamo che un Comune faccia un regolamento che impedisca l’accesso agli alloggi popolari alle coppie gay. Con la direttiva antidiscriminazione questo non sarà più possibile."

A presentare il quadro italiano è intervenuta Paola Concia, relatrice della proposta di legge contro l’omofobia che verrà discussa domani dalla Commissione Giustizia e Affari sociali. "L’Europa è molto preoccupata del fatto che in Italia non esista alcuna legge che punisca le discriminazioni sessuali, né alcuna azione propositiva, come può essere quella a favore delle coppie di fatto" ha spiegato Concia. "Ma l’Ue nutre inquietudine soprattutto per il fatto che in Italia non esiste neppure nessun monitoraggio del livello di omofobia, né di altre forme di discriminazione. L’ex Ministro alle Pari Opportunità, Barbara Pollastrini aveva stanziato 180mila euro per realizzare la prima ricerca su questo, ma l’attuale Ministro Mara Carfagna per ora non ha dato il suo ok". Paola Concia ha ricordato che in Italia il livello di discriminazione percepita è molto alta. "Da un’Eurobarometro è risultato che siamo al terzo posto, dopo Cipro e Grecia, con il 72% degli italiani che pensa di vivere in un Paese dove la discriminazione è elevata". "Mi auguro che la presenza del Ministro italiano alle Pari Opportunità Mara Carfagna al Summit europeo sulle pari opportunità che si terrà domani a Parigi, voglia confermare che l’Italia sia un Paese all’avanguardia nel rispetto di tutte le persone" ha concluso Pittella.

a cura di Antonella Giordano

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