SOCIETA’. La fotografia dell’Italia secondo il Censis

La realtà sociale diventa ogni giorno una "poltiglia di massa" e per uscire da questo stato bisogna puntare sulle minoranze attive nella società. È quanto afferma il Censis nel suo Annuale Rapporto sulla situazione sociale del Paese presentato oggi, nel quale si sottolinea che "le dinamiche di sviluppo in atto restano dinamiche di minoranza, che non filtrano verso gli strati più ampi della società. Lo sviluppo non filtra sia perché non diventa processo sociale, sia perché la società sembra adagiarsi in un’inerzia diffusa, una specie di antropologia senza storia, senza chiamata al futuro. Una realtà sociale che diventa ogni giorno una poltiglia di massa; impastata di pulsioni, emozioni, esperienze e, di conseguenza, particolarmente indifferente a fini e obiettivi di futuro, quindi ripiegata su se stessa. Una realtà sociale che inclina pericolosamente verso una progressiva esperienza del peggio. Settore per settore – scrive il Censis – nulla quest’anno ci è stato risparmiato: nella politica come nella violenza intrafamiliare, nella micro-criminalità urbana come in quella organizzata, nella dipendenza da droga e alcool come nella debole integrazione degli immigrati, nella disfunzione delle burocrazie come nello smaltimento dei rifiuti, nella ronda dei veti che bloccano lo sviluppo infrastrutturale come nella bassa qualità dei programmi televisivi. Viviamo insomma una disarmante esperienza del peggio".

CONSUMI FAMILIARI. Budget risicati, consumi in lieve crescita, rialzo delle spese per la casa e, allo stesso tempo, boom di prodotti e modalità di acquisto innova¬tive: è questa, per il Censis, l’essenza della revisione strategica dei budget. I redditi reali familiari crescono in misura ridotta (+0,5% tasso annuo) e per il prossimo biennio saranno di poco superiori all’1%. I consumi per case ed energia si attestano al 31%: cresce infatti l’incidenza sui consumi delle spese per l’abitazione passate, nel periodo 1996-2006, dal 20,6% al 26%, attestandosi appunto al 31% se vi si includono le spese per energia e combustibile. Ci sono 2,4 milioni di famiglie che hanno un mutuo a carico per un esborso medio annuo di 5,5 mila euro, pari a circa il 14% della propria spesa. Ma per oltre 622 mila famiglie con una spesa media mensile fino a 2 mila euro il peso del mutuo sale a quasi il 27% della propria spesa totale e per i single giovani al 19,2%. È aumentato il ricorso al credito al consumo, passato da 48 miliardi circa di euro del 2002 a oltre 85,6 miliardi di euro del 2006: l’aumento è del 78%. Le famiglie insolventi sono però solo l’1,7% e il 6,3% quelle che hanno dichiarato difficoltà nel pagamento delle rate. Dove acquistano gli italiani? Il 58% delle famiglie effettua regolarmente acquisti nei mer¬cati rionali, il 60% presso gli hard-discount che hanno aumentato il loro fatturato globale del 45%.

LAVORO. Dei quasi 1 milione 900 mila lavoratori che hanno trovato un’occupazione, il 38,2% ha un contratto a termine, l’8,7% un contratto di lavoro a progetto o occasionale e il 36,1% un contratto a tempo indeterminato. I contratti atipici sono diffusi soprattutto fra gli under 35. Ma nel 2006, su 902 mila lavoratori che si sono ritrovati senza occupazione, il 38,4% (più di 346 mila) erano persone con meno di 34 anni. Per il Censis rallenta la capacità del mercato di produrre posti di lavoro e l’occupazione mantiene un andamento positivo ma con valori che tendono a diminuire. Si riscoprono le competenze qualificate, soprattutto di tipo tecnico, mentre si riduce il lavoro autonomo che tende ad essere assorbito nell’occupazione dipendente. Non cambia invece, evidenzia il Censis, la condizione delle donne nel mercato del lavoro dove il tasso di attività femminile non è cresciuto secondo le attese: nonostante tra il 2000 e il 2006 si siano creati più di un milione di nuovi posti di lavoro per le donne (più 12,5%), il tasso di attività femminile non è cresciuto come ci si poteva attendere ed è passato dal 48,5% del 2000 al 50,8% del 2006.

STUDIO. Sono 38.690 gli studenti italiani che si sono iscritti in facoltà universitarie straniere, in prevalenza tedesche (il 19,9%), austriache (16,1%), inglesi (13,7%), svizzere (11,6%), francesi (10,4%) e statunitensi (8,8%); e sono stati più di 11 mila e 700 (il 3,9% del totale) i laureati che ad un anno dal conseguimento del diploma hanno trovato lavoro all’estero. Sono stati circa 13.368 gli italiani ad elevata qualificazione che si sono spostati, temporaneamente, dall’Italia agli Stati Uniti: di questi, 6.179 (+51,6% tra 1998 e 2006) sono lavoratori altamente specializzati, 5.692 (+51,7%) sono quadri o dirigenti di imprese internazionali, e infine 1.497 (+166,8%) sono in possesso del visto concesso esclusivamente a lavoratori con "straordinarie capacità o risultati". Gli studenti universitari fuori sede sono oltre 350 mila. I "flussi del sapere" sono orientati da Sud verso Nord e hanno notevoli conseguenze economiche: la spesa media mensile di un fuori sede è stimabile in circa 1.100 euro al mese e questo comporta, ad esempio, entrate annue per l’Emilia Romagna di circa 800 milioni di euro o per il Lazio di circa 730 milioni e, al contrario, uscite di circa 500 milioni di euro per la Puglia e circa 400 per la Calabria. Nelle scuole aumenta la presenza degli alunni con cittadinanza non italiana che in cinque anni sono raddoppiati e sono oltre 500.000 nell’anno scolastico 2006/2007.

IMMIGRAZIONE. Nel suo Rapporto il Censis denuncia il rischio di eccessiva frammentazione delle competenze sull’immigrazione in relazione al numero di amministrazione e alla pluralità di soggetti da cui dipendono le decisioni. E rileva "le prime crepe nell’integrazione sociale degli stranieri". Negli ultimi cinque anni, a fronte di una crescita media degli stranieri residenti in Italia dell’89,7%, i rumeni sono aumentati del 260,1%. Secondo il Censis sono comparsi i primi segnali di insofferenza nei confronti degli stranieri, romeni e rom in particolare, con una stigmatizzazione legata all’aumento della presenza e a "un aumento dei rumeni sulla scena del crimine".

SANITA’. La salute è diseguale, rileva il Censis, e ci sono differenze fra Nord e Sud: "Il quadro che emerge evidenzia un gradiente negativo Nord-Sud con un tendenziale peggioramento della situazione della salute dei cittadini residenti man mano che si procede verso le regioni meridionali, nonostante la struttura per età della popolazione, che determina un peggioramento degli indici di morbosità e mortalità all’aumentare del tasso di invecchiamento, tendenzialmente più elevato al Nord e al Centro. Si tratta di un peggioramento ampiamente legato al diverso contesto socioeconomico, mentre il quadro dell’offerta, storicamente più deficitario al Sud, non riesce a mitigare gli effetti penalizzanti di tali differenze di partenza".

Secondo il Censis, dunque, le innovazioni nella società italiana possono venire dalle "minoranze attive" che sono così individuate: "la minoranza che fa ricerca scientifica e innovazione tecnica", "la minoranza che, nella scia della minoranza industriale oggi rampante, fa avventura personale e sviluppo delle relazioni internazionali" e dunque giovani che studiano o lavorano all’estero, professionisti orientati ad esplorare nuovi mercati, operatori turistici, "la minoranza che ha compiuto un’opzione comunitaria, cioè ha scelto di vivere in realtà locali ad alta qualità della vita", "la minoranza che vive il rapporto con l’immigrazione come un rapporto capace di evolvere in termini di integrazione e coesione sociale", chi crede in una esperienza religiosa attenta alla persona e allo sviluppo e le minoranze che appartengono a strutture collettive come movimenti o associazioni.

Comments are closed.