SOCIETA’. Libertà di circolare nell’Ue per i coniugi extracomunitari. Sentenza della Corte Ue

Un extracomunitario coniuge o familiare di un cittadino europeo è libero di circolare e soggiornare, in compagnia del cittadino comunitario, in un Paese dell’Ue. Questo suo diritto non può essere subordinato al fatto che egli abbia soggiornato prima legalmente in uno Stato membro. Inoltre il coniuge del Paese terzo può beneficiare della direttiva a prescindere dal luogo e dalla data del matrimonio con il cittadino comunitario e dalla modalità secondo la quale il primo soggetto ha fatto ingresso nello Stato membro ospitante.

Lo ha deciso oggi la Corte di giustizia europea, chiarendo così la direttiva comunitaria, cui la normativa degli Stati membri deve adeguarsi. In particolare il problema della conformità tra la legge nazionale e la legge europea è stato sollevato in Irlanda. La Hight Court di Irlanda ha respinto i ricorsi di 4 cittadini di Paesi terzi, che, durante il loro soggiorno in Irlanda si erano sposati con cittadini comunitari che non avevano la cittadinanza irlandese, ma si trovavano temporaneamente in Irlanda. Il Ministro della Giustizia irlandese non ha accettato le domande di permesso di soggiorno presentate dal cittadino extracomunitario in qualità di coniuge di un cittadino dell’Ue perché non soddisfacevano il requisito del previo soggiorno legale in uno Stato membro.

E’ stato richiesto l’intervento della Corte europea, la quale ha sottolineato che, "se i cittadini dell’Unione non fossero autorizzati a condurre una vita di famiglia normale nello Stato membro ospitante, l’esercizio delle libertà loro garantite dal trattato sarebbe seriamente ostacolato, poiché essi sarebbero dissuasi dall’esercitare i loro diritti d’ingresso e soggiorno nel detto Stato membro".

In risposta ai timori espressi dal Ministro irlandese sull’enorme aumento di persone beneficiarie di un diritto di soggiorno all’interno dell’Ue, la Corte ha ricordato che "gli Stati membri possono negare l’ingresso e il soggiorno per motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza o sanità pubblica; un diniego del genere sarà fondato su un esame individuale del caso specifico". Inoltre "gli Stati membri possono parimenti rifiutare, estinguere o ritirare qualsiasi diritto attribuito dalla direttiva, in caso di abuso di diritto o frode, come ad esempio nell’ipotesi di matrimoni fittizi". Lo Stato membro ospitante ha, infine, il diritto di sanzionare, nel rispetto della direttiva, l’ingresso e il soggiorno nel suo territorio realizzati in violazione delle norme nazionali in materia di immigrazione.

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