SOCIETA’. L’invecchiamento attivo al centro del Congresso Nazionale dell’Auser

"Promuovere una diversa idea della vecchiaia che faccia giustizia dei tanti, troppi luoghi comuni che ancora gravano sugli anziani. Gli over 65 non sono solo persone da assistere, ma anche cittadini attivi che vogliono vivere pienamente la propria vita, progettare il futuro ed essere risorsa per la società. Vogliono essere protagonisti dell’ invecchiamento attivo".

Lo ha detto Michele Mangano presidente nazionale dell’Auser nella relazione introduttiva che ha aperto i lavori del VII Congresso Nazionale dell’associazione, alla presenza di 350 delegati in rappresentanza degli oltre 273.000 soci. Il Congresso che delineerà programmi e strategia politica dell’associazione per i prossimi quattro anni, è in corso di svolgimento a Viareggio, dal 3 al 5 dicembre. L’Auser giunge a questo Congresso fortemente impegnata a promuovere una diversa idea della vecchiaia, a sfatare luoghi comuni ancora fortemente radicati.

Mangano ha inoltre insistito su quanto sia importante definire una vera politica sulla condizione degli anziani nella nostra società. Una politica sull’invecchiamento attivo che non si riduca alla sola idea dell’allungamento dell’età lavorativa. Per l’Auser il tema dell’invecchiamento attivo abbraccia anche certi ambiti come ad esempio accompagnare in modo consapevole i lavoratori in prossimità della pensione ad affrontare questo evento.

"Il nostro paese – ha proseguito- deve affrontare in modo serio anche il tema dell’apprendimento per tutto l’arco della vita, noi sosteniamo una legge di iniziativa popolare insieme alla cgil, spi e flc. L’apprendimento permanente, aiuta a non cadere nell’inerzia, nell’ignoranza, nella paura di pensare". Difendere lo stato sociale dagli attacchi di chi intende smantellarlo, restituire centralità politica al welfare e capire come gli attuali fattori di crisi incidono anche sul terzo settore, questo ha evidenziato con forza Mangano nella sua relazione, chiedendo che a livello nazionale si assumano impegni precisi per l’aggiornamento dei Lea sanitari; per la determinazione dei livelli essenziali sociali (infanzia, non autosufficienza, mezzi di contrasto alla povertà) per la definizione del federalismo fiscale che si ispiri al principio di equità e della reale valorizzazione delle autonomie locali in un’ottica di cooperazione e di solidarietà.

"Il terzo settore e il volontariato devono stimolare e sostenere questi processi riformatori". Occorre evitare però di caricare il volontariato di pesi e responsabilità che non gli appartengono. Mangano ha parlato di un volontariato e un terzo settore sottoposti oggi a stimoli e sollecitazioni molto forti, che rischiano di portarli verso scelte e comportamenti che rischiano di far perdere di vista l’obiettivo principale del proprio essere associazione per assumere ruoli impropri, a volte collaterali o di vera subalternità politica e culturale. l volontariato deve agire al di là dei doveri di giustizia sociale che si devono ritenere soddisfatti da parte dello Stato – ha detto il Presidente dell’Auser – Questo agire è collegato al concetto di gratuità che rimane essenziale per la natura stessa della prestazione volontaria che mai può essere assimilata ad una prestazione lavorativa, neppure di minore livello.

"L’intervento del volontariato è complementare e non sostitutivo all’intervento pubblico. Da solo non è in grado di rispondere ai tanti bisogni di oggi. Non deve riempire i vuoti che si aprono nel tessuto sociale ma agire nell’ottica della sua rigenerazione". "Occorre superare una visione "prestazionale" del volontariato come eventuale "gestore dei servizi" ma collegato al tema della programmazione sociale dell’intervento, alla costruzione dei piani di zona, all’attuazione della 328/00".

"Oggi – ha infine detto Mangano- oltre il 40% delle spese correnti impegnate per i servizi sociali nei comuni capoluogo di provincia è gestita attraverso cooperative sociali (80%) e le associazioni di volontariato per il 14%, una percentuale che si innalza fino al 60% nelle città più grandi. I criteri di affidamento dei servizi sociali comunali non risultano pienamente trasparenti ed efficienti.

A fronte di 1,4 miliardi di euro impegnati nell’acquisto di servizi sociali dal terzo settore, il 12% della spesa dei comuni prende la strada dell’affidamento diretto in assenza di gare pubbliche e di selezioni ristrette,non applicando i principi della 328/00 che prevedono concorrenza ed equità.
Non ci sono controlli né criteri trasparenti sulle forme di accreditamento. Tutto ciò a scapito della quantità e qualità delle prestazioni erogate. Occorre correggere questa anomalia chiedendo maggiori controlli e sistemi di accreditamento efficaci. Non si può pensare di superare queste contraddizioni assumendo nuovi modelli di welfare tipo quello negoziale promosso dal Ministro Sacconi.

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