SOCIETA’. Mafia, attentato alla cooperativa Valle del Marro

"Anche dopo quanto é accaduto la scorsa notte, siamo tranquilli perché la mafia non ci fa paura". Non è la prima volta che la Cooperativa Valle del Marro, nata nella Piana di Gioia Tauro un paio d’anni fa, riceve intimidazioni e sfregi da parte della ‘ndrangheta. Quelli lasciati stanotte, tuttavia, fanno più impressione delle altre volte: una scia di sangue sui muri, un cancello – donato dall’Associazione Anti Racket – utilizzato per farne delle croci; utensili rubati, uffici sfasciati.
Valle del Marro ha dieci soci, gestisce 30 ettari di terreno e dà lavoro – essendo una cooperativa di tipo B – a quelli che la normativa definisce ‘soggetti svantaggiati’. Agricoltura biologica, coltivazione e trasformazione degli ortaggi, raccolta delle olive e produzione di olio e di miele: queste le attività principali. La cooperativa punta a realizzare, nel corso del tempo, la gestione dell’intera filiera agro-alimentare dei prodotti.

"Riteniamo – dice uno dei ragazzi della cooperativa – che se la mafia si è fatta sentire è segno che siamo sulla strada giusta. Sono loro ad avere paura di noi e quindi continuiamo il nostro cammino con serenità, confidando anche nella presenza al nostro fianco delle istituzioni, che è stata immediata. Unendo tutte le forze, possiamo andare avanti tranquilli. I danni che ha subito il capannone li stiamo già riparando". "Certo – dice don Pino De Masi, referente di Libera in Calabria – c’è amarezza, ma i ragazzi restano fortemente motivati. D’altra parte, quando due anni fa è iniziata la nostra avventura, avevamo messi in conto anche le intimidazioni ed il fatto che adesso si verifichino non ci sorprende".

"Si tratta di un gesto brutale ma che avrà come unica conseguenza di rendere ancora più forte l’azione contro la ‘ndrangheta e la lotta per portargli via tutti i beni guadagnati con il racket, la droga e gli appalti illeciti". Lo ha detto il vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia, Giuseppe Lumia, commentando l’intimidazione subita a Gioia Tauro dalla cooperativa agricola Valle del Marro. "Ai giovani della cooperativa ed a don Pino De Masi – ha aggiunto Lumia – assicuro tutto il mio impegno perché possano riprendere il loro lavoro al più presto. Questo gesto conferma la necessità di porre subito mano ad una riforma del sistema di gestione dei beni che tolga ai boss qualsiasi speranza di poterseli riprendere e renda più facile gestirli per la società civile e gli enti locali".

"Solidarietà e sostegno, adesso come e più di prima: Italia lavoro è vicina ai ragazzi della Cooperativa ‘Valle del Marro’ colpiti questa notte dall’ennesimo sfregio alla legalità. Uno sfregio che deturpa il lavoro di giovani liberi e impegnati in un progetto di sviluppo, sociale ma anche economico e occupazionale, per la loro terra". Così Natale Forlani, amministratore delegato di Italia Lavoro, Agenzia tecnica del Ministero del Lavoro che da anni fornisce supporto tecnico alla costituzione e all’avvio delle cooperative che nascono sui beni confiscati alla mafia e alla ‘ndrangheta. "Ora più che mai – prosegue Forlani – è indispensabile che le istituzioni facciano sentire alta la loro voce e il loro impegno nella battaglia contro la criminalità organizzata, e anche Italia Lavoro vuole dire a questi ragazzi che continuerà a fare la sua parte, che non sono soli in questa fatica quotidiana che tuttavia nobilita e riscatta la Calabria e il Mezzogiorno".

La legge 109 del 1996

La capofila era stata ‘Placido Rizzotto’: la cooperativa nata a Corleone nel 2001 ha aperto, tra mille difficoltà, la stagione del lavoro su ettari ed ettari di terreno prezioso e ricco, lasciato tuttavia in stato di abbandono dai boss del luogo. Un patrimonio straordinario che, grazie al progetto Libera Terra (che coinvolge l’associazione di Don Ciotti ‘Libera’, le Prefetture, Italia Lavoro), è tornato nel pieno possesso delle comunità locali, e grazie al lavoro di tanti giovani ha ricominciato a dare frutti. Valorizzazione e riutillizzo dei beni confiscati alla mafia finalizzati alla creazione di lavoro stabile per i disoccupati di lunga durata: è l’obiettivo del progetto, che trae ispirazione dalla legge 109 del ’96.

La legge prevede l’utilizzo a scopi sociali di case, terreni, fondi, confiscati a Cosa nostra, e li destina alla conservazione come patrimonio dello Stato per scopi istituzionali (ordine pubblico, giustizia, protezione civile, e così via), oppure li trasferisce ai Comuni che decidono se utilizzarli autonomamente o darli in gestione a comunità terapeutiche, organizzazioni di volontariato, cooperative sociali. Grazie all’applicazione della legge 109/96 si sta diffondendo sempre più un metodo di lavoro innovativo: un sistema di relazioni tra società civile organizzata, istituzioni, imprese che, si è dimostrato efficace ed ha dato i suoi frutti. Oggi sono in produzione quasi 450 ettari di terreni confiscati alle mafie.

La legge ha prodotto sia un successo morale che sostanziale. Da una parte infatti ha colpito la mafia nei suoi maggiori interessi, quelli economici, e favorito la costruzione di un tessuto sociale attivo, un deterrente naturale contro il potere mafioso, dall’altra in soli 6 anni, la 109 ha permesso l’utilizzo a fini sociali di oltre 1000 beni immobili, per un valore superiore a 150 milioni di euro. La 109/96 ha così dato l’opportunità a molti giovani disoccupati di riunirsi in cooperative ed associazioni, di crearsi un reddito e di farlo nella legalità. Proprio in quest’ambito è nato, nel 2000, il Consorzio "Sviluppo e Legalità", per iniziativa di Italia Lavoro in collaborazione l’associazione Libera, che ha dato vita all’intesa tra otto comuni dell’Alto Belice Corleonese (Corleone, Monreale, Piana degli Albanesi, San Cipirello, San Giuseppe Jato, Altofonte, Roccamena e Camporeale).

Il Consorzio ha dato vita a molteplici cooperative sociali, che su ben 175 ettari di ottimo terreno coltivabile, confiscato alla mafia, producono e commercializzano vino, olio, pasta e frutta ed allo stesso tempo ha dato una occupazione a molti giovani disoccupati. Per rendere ancora più solida questa iniziativa, dopo quattro anni, i protagonisti del Consorzio "Sviluppo e Legalità" hanno sottoscritto, il 7 gennaio 2004, una Carta degli Impegni, che ha portato alla creazione di un Osservatorio permanente e di un Tavolo tecnico – istituzionale. L’Osservatorio monitorerà tutte le attività previste nel Progetto "Sviluppo e Legalità" e sosterrà le cooperative al momento della costituzione e nell’esercizio d’impresa. Il Tavolo tecnico- istituzionale coordina le iniziative per quanto riguarda l’utilizzo dei beni confiscati, fungendo da organo garante di legalità e trasparenza.

Nel 2004, il Consorzio Sviluppo e Legalità ha ricevuto il premio "Cento progetti al servizio dei cittadini", nell’ambito del Forum della Pubblica Amministrazione, dedicato alle iniziative più interessanti sviluppate dalle pubbliche amministrazioni. Il Consorzio ha ricevuto, inoltre, il premio del CNCU, il Consiglio Nazionale Consumatori e Utenti del Ministero dell’Industria, che ha riconosciuto l’alto valore sociale delle sue attività, visti i suoi "prodotti alimentari di qualità utilizzando beni confiscati alla mafia".

Era stata la Prefettura di Palermo, tra il 2001 e il 2002, a promuovere il primo progetto basato sulla 109/96, denominato "Sviluppo e legalità – Libera Terra", per rendere produttivi i terreni agricoli circa 175 ettari di terreni agricoli confiscati in alcuni comuni in provincia di Palermo (Corleone, San Giuseppe Jato, Monreale, Piana degli Albanesi e San Cipirello). Per rendere l’intervento più efficace, erano stati coinvolti partner nazionali e locali, tra i quali un ruolo fondamentale ha svolto Italia Lavoro S.p.A.. Dal progetto sono nate cooperative sociali che producono, nel settore agrobiologico, vino, olio, pasta.

Il grande numero di beni confiscati e ancora rimasti inutilizzati, e l’ottimo risultato di quel primo progetto hanno spinto Italia Lavoro a promuovere altre iniziative simili. Iniziative che permetteranno alle comunità locali di rientrare in possesso di un prezioso patrimonio collettivo, e soprattutto di utilizzarlo per far rientrare nel mercato del lavoro i soggetti più deboli delle comunità stesse. La prima fase del progetto "Libera", quella dedicata al monitoraggio dei beni disponibili e già completata, ha evidenziato che Trapani è tra le province siciliane che ne possiede il maggior numero. In particolare, c’è grande disponibilità di immobili, soprattutto nei Comuni di Alcamo, Campobello di Mazara, Marsala, Mazara del Vallo, Trapani. Anche altri Comuni saranno presi in considerazione successivamente (Calatafimi, Castellammare del Golfo, Castelvetrano, Paceco e Salemi): alcuni di questi hanno spiccata vocazione agricola e possiedono terreni – vigneti, uliveti – che, sfruttati adeguatamente, daranno prodotti di elevatissima qualità.

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