SOCIETA’. Manovra, le proposte delle Associazioni dei consumatori a beneficio dei cittadini

Il testo della manovra, che da ieri è sul tavolo della Commissione Bilancio del Senato, è ancora terreno di trattative tra gli esponenti politici della stessa maggioranza e le informazioni che trapelano sono piuttosto opache. Intanto arriva una contro manovra di Movimento Consumatori, Federconsumatori, Adusbef e Cittadinanzattiva, che mettono l’accento sulla necessità di agire su alcuni punti, veri e propri "nodi" da sciogliere per far fronte all’attuale situazione di emergenza in cui si trova il Paese.

Il primo punto da affrontare è la lotta all’evasione fiscale con provvedimenti immediati e concreti come misure anti-evasione e tracciabilità dei pagamenti, e non fittizi come quelli previsti dal Governo. "Il recupero dell’evasione in Italia varrebbe almeno il triplo dell’attuale manovra" – scrivono in una nota le Associazioni dei consumatori che sono, inoltre, contrarie all’aumento dell’Iva che fa lievitare, in fase inflazionistica, il prezzo dei beni, accrescendo la perdita del potere di acquisto delle famiglie italiane, in particolare già quelle debilitate da questi anni di crisi.

"L’aumento dell’Iva è una manovra di puro aumento della pressione fiscale e, pertanto, accentuerebbe una manovra fatta di maggiori oneri per i contribuenti anziché di maggiori risparmi dello Stato".

Bisogna, poi, intervenire sui costi della struttura amministrativa: è falso che l’abolizione delle province non fa risparmiare soldi. Da subito sui costi delle strutture elettive e di rappresentanza, a regime con la razionalizzazione delle funzioni e del personale, con un risparmio prevedibile di 17 miliardi di euro l’anno rispetto ad oggi. Abolirne alcune, non è una questione di popolazione, ma il fatto è che si può farne a meno che siano grandi o piccole.

Le Associazioni dei consumatori chiedono di liberalizzare subito RC Auto, ordini professionali, farmaci, filiera petrolifera, servizi pubblici locali e di introdurre un’imposta patrimoniale e non imposte in ragione dei redditi. Infine, stop dei tagli agli enti locali che significano aumento dei tributi, sempre a carico di chi paga già, e in alcuni casi taglio puro dei servizi, perché nemmeno l’aumento dei tributi locali nei limiti ammessi dalla normativa, compenserebbe il taglio subito.

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