SOCIETA’. Manovra, tutti scontenti. Iva, AACC: un errore

Ventilata. Smentita. Alla fine reintrodotta, dopo che la manovra ha cambiato volto ancora una volta. L’introduzione dell’Iva al 21% – ma non si salvano le altre misure inserite nel provvedimento ora al Senato – solleva la levata di scudi delle categorie produttive e dei Consumatori, preoccupati che il tutto si risolva in una contrazione dei consumi già da tempo fermi.

Dichiarano i presidenti di Federconsumatori e Adusbef Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti: "Irresponsabili e sempre più pericolose le mosse del Governo che ogni giorno si inventa nuovi modi per peggiorare ulteriormente una manovra già completamente sbagliata ed iniqua". Nel mirino la decisione di aumentare l’Iva, perché "ci si dimentica, o forse si fa finta di dimenticare, che l’Iva è un potente moltiplicatore di introiti fiscali nel settore dei consumi petroliferi e ha inoltre la triste caratteristica di non incidere solo direttamente sulle tasche dei cittadini. Solo per citare qualche esempio – proseguono le due associazioni – questa tassa in percentuale incide sia sul carburante per il trasporto dei beni di mercato, sia sui combustibili in uso all’industria, ambedue questioni che influiscono in maniera pressoché automatica nella determinazione dei prezzi dei beni prodotti e trasportati, e quindi sul tasso di inflazione". Le due associazioni stimano che l’aumento dell’Iva avrà, complessivamente, ricadute per 173 euro a famiglia e per 31 euro in più annui nel solo settore dei carburanti, fra costi diretti e indiretti.

Di "effetto depressivo sui consumi" parla l’Adoc, stimando una contrazione del 2% che colpirebbe soprattutto settori quali abbigliamento, ristorazione, auto e turismo. Afferma il presidente Carlo Pileri: "Aumentare l’Iva significa abbattere i consumi, già in picchiata a causa della crisi. Secondo i nostri calcoli un eventuale aumento dell’1% dell’Iva si tradurrebbe in una diminuzione generalizzata dei consumi pari al 2%. Su ogni famiglia graverebbe un onere di 125 euro in più di Iva, non scaricabile dalle tasse".

Per Lorenzo Miozzi, presidente del Movimento Consumatori, l’aumento dell’Iva rappresenta l’ennesima dimostrazione che il Governo non vuole risolvere il problema dell’evasione fiscale e che si continua a "prendere ai poveri per non toccare i ricchi". Spiega Miozzi: "E’ più semplice per chi ci governa scaricare il peso di questa manovra su chi già fa il proprio dovere dichiarando i redditi, invece di agire con misure concrete e efficaci sul fronte della lotta all’evasione fiscale? A questo punto sembra proprio di sì. L’aumento dell’Iva fa lievitare, in fase inflazionistica, il prezzo dei beni, accrescendo la perdita del potere di acquisto delle famiglie italiane, in particolare di quelle già debilitate da questi anni di crisi. Chi ci rimette sono le famiglie con reddito medio-basso che vengono ulteriormente indebolite e che già pagano le tasse. Si continua, quindi, a prendere ai poveri per non toccare i ricchi".

Sul piede di guerra anche le categorie. Il presidente Confesercenti Marco Venturi, appena arrivata la decisione di varare l’aumento Iva, ha sottolineato che questo provvedimento "è un errore perché allontana la crescita, deprimendo ancora di più i consumi. Un onere sulle famiglie e un freno per l’economia che fanno di questa manovra sempre di più un cane che si morde la coda: ovvero si decidono sacrifici seri per far superare un momento di grande difficoltà, ma poi si mettono paletti sempre più stretti alla ripresa dell’economia. Ogni aumento dell’Iva – prosegue Venturi – si va a sommare ai recenti rialzi delle materie prime che a sua volta stanno surriscaldando l’inflazione: questa è la prova che si sta imboccando una via ad alto rischio". Di "scelta errata" parla Confcommercio, perché "ne risentiranno consumi, occupazione e crescita. E, alla fine, si rischia che l’Italia paghi, tutta insieme, un conto davvero troppo pesante".

Di tenore analogo la posizione di Univendita, l’associazione di categoria delle aziende operanti nelle vendite dirette a domicilio: "Il Governo ha deciso di imboccare la strada più semplice per fare cassa e tamponare i gravi problemi del nostro Paese aumentando l’Iva. I rischi di questa manovra sono molteplici: la spinta inflazionistica, che a giugno ha già toccato il 2,7%, potrebbe aumentare ulteriormente; i consumi, già in diminuzione, subiranno un ulteriore calo; la fiducia dei consumatori sarà ulteriormente aggravata dall’aumento dei prezzi. Circostanze che indeboliranno la crescita, già modesta, del Paese".

Ma non è solo l’aumento dell’Iva a scontentare tutti. Gli enti locali insieme – Regioni, Province e Comuni – sono allarmati dai tagli e hanno diffuso una nota congiunta in cui affermano: "La manovra mette a rischio servizi essenziali per i cittadini, come il trasporto pubblico locale, le politiche sociali e di sviluppo dei territori. Regioni, Province e Comuni sottolineano in particolare la sproporzione dei tagli della manovra economica rispetto al minor contributo dello Stato centrale. Inoltre – proseguono – con la manovra attuale la spesa per investimenti subirà un’ulteriore sensibile contrazione, provocando effetti recessivi sull’economia locale e sullo sviluppo economico dei territori".

Sul versante del contributo di solidarietà, una valutazione del possibile impatto del contributo del 3% sui contribuenti con reddito superiore a 300 mila è stata fatta dall’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, che ha analizzato il contributo effettivamente pagato e il "contributo di solidarietà netto", cioè il contributo al netto dei risparmio legato alla sua deducibilità ai fini IRPEF. Quest’ultimo, calcolato sulla quota eccedente i 300 mila euro di redditi, diventa pari a 171 euro per chi dichiara un reddito di 310 mila euro; a 855 euro per i redditi di 350 mila euro; a 1710 euro per i redditi di 400 mila euro; a 2565 euro per 450 mila euro; a 3420 euro per i redditi di 500 mila euro; a 5130 euro per 600 mila euro; a 8550 euro per i redditi di 800 mila euro; a 11970 euro per i redditi di un milione di euro.

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