SOCIETA’. Manovra verso l’approvazione: licenziamenti più facili e nessuna liberalizzazione

La manovra va verso l’approvazione definitiva. Ieri è arrivato il via libera dalla Commissione Bilancio del Senato che ha approvato alcuni emendamenti e domani la discussione passa all’Aula di Palazzo Madama per approdare alla Camera la settimana prossima. Mentre è stato ritirato l’emendamento dei Senatori Saia e Fleres, che chiedeva l’abolizione del Consiglio Nazionale Consumatori e Utenti, è passato l’emendamento della maggioranza all’articolo 8 della manovra che rende più facili i licenziamenti:gli accordi aziendali o territoriali possono derogare da leggi e contratti nazionali sul lavoro, incluso lo Statuto dei lavoratori con le relative norme sui licenziamenti. In pratica se le aziende con più di 15 dipendenti raggiungeranno un’intesa con i sindacati maggioritari potranno ricorrere ai licenziamenti senza giusta causa, aggirando così il divieto sancito dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

Per quanto riguarda la pubblicazione dei redditi online, salta l’obbligo di indicare il nome della banca. Resta invece il contributo di solidarietà, ma solo per la pubblica amministrazione, i parlamentari e i pensionati. La norma prevede inoltre il carcere immediato (a partire dall’entrata in vigore del decreto) per chi evade oltre 3 milioni di euro e consente ai Comuni che collaborano alla lotta all’evasione fiscale di tenere nelle proprie casse il 100% dell’accertamento tributario.

La maggioranza ha respinto tutti gli emendamenti presentati dal PD sulle liberalizzazioni nei settori dei farmaci, carburanti, professioni, banche, assicurazioni ed energia. Sono stati, invece, approvati alcuni emendamenti della maggioranza che mantengono il numero chiuso delle farmacie, spiegando che è necessario mantenere la limitazione del numero di persone titolate a esercitare una professione per le professioni connesse alla salute umana. "Se il settore sanitario venisse abbandonato al libero mercato – si legge nella relazione che accompagna l’emendamento – le logiche che presiederebbero alla dislocazione dei detti servizi non sarebbero più quelle della facile accessibilità, della capillarità e dell’universalità del servizio ma solo quelle della convenienza economica". Sono stati quindi respinti gli emendamenti favorevoli alle parafarmacie.

Commento più che amareggiato da parte dell’ANPI, Associazione Nazionale Parafarmacie Italiane. "Confessiamo che questa volta nutrivamo qualche speranza perché le sollecitazioni provenienti dall’Europa e dalle forze sociali del nostro Paese premevano nella direzione di una ripresa dell’economia e indicavano nelle liberalizzazioni uno dei punti qualificanti. Ci credevamo perché la nostra richiesta di liberalizzazione, oltre ad essere una riforma capace di dare risultati positivi e certi nel lungo periodo, avrebbe permesso nel breve di ottenere 3.500 nuove parafarmacie, 8.000 nuovi posti di lavoro, 600 milioni di euro d’investimento e risparmi per i cittadini per oltre 250 milioni di euro l’anno. Questa la portata di una riforma che avrebbe reso giustizia nei confronti di una professione diseguale".

Dalla manovra, inoltre, è stata soppressa la norma che estendeva la facoltà (senza cioè passare per decisione del Comune) l’apertura domenicale e festiva nel commercio a tutti i comuni, oltre quelli turistici.

Secondo il responsabile consumatori e commercio del PD Antonio Lirosi "quello che rimane nella manovra è più fumo che arrosto in quanto sulla riforma delle professioni tutto è rimesso alla volontà degli Ordini professionali che avranno un anno di tempo per modificare statuti e codici deontologici". "Sulle restrizioni alle attività economiche, la loro abrogazione sarà subordinata all’adozione fra 4 mesi dei decreti attuativi, con il quale si metterà in moto un’inutile iperproduzione normativa, per precisare quali saranno le norme da abrogare e quelle che si salveranno (come quelle per farmacie e taxi con gli emendamenti approvati ieri), e poi tutto resterà come prima". "Si ha l’impressione in sostanza – aggiunge Lirosi – che le norme sulle liberalizzazioni, inserite dal Governo senza troppa convinzione e solo per accontentare l’Europa, siano volutamente indistinte e generiche perché colpendo tutti poi alla fine non si colpirà nessuno. E lo si nota dal fatto che nessuna categoria o corporazione protesta. Insomma, per vedere vere e incisive liberalizzazioni, come quelle auspicate oggi dal governatore Draghi per favorire la crescita, si dovrà aspettare il momento in cui – speriamo molto presto – alla guida del Paese ci sarà un governo autorevole, adeguato alle sfide e dotato di un’ampio consenso parlamentare".

Critiche arrivano anche da Legambiente: "I contenuti della manovra predisposta dal Governo, appaiono del tutto inadeguati alla gravità della crisi che stiamo vivendo, che è parallelamente sociale, economica e ambientale. Questa manovra acuisce le disuguaglianze, aggrava la precarietà, riduce la sicurezza dei cittadini e aggredisce il territorio". E’ il commento di Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, che elenca i molteplici aspetti negativi della manovra economica.

In primis, l’attacco perpetrato a danno del territorio a partire dal via libera dato ad un’edilizia selvaggia e di rapina. Particolarmente gravi sono, inoltre, le diverse modifiche introdotte al Codice dei beni culturali e del Paesaggio. Altri significativi passi indietro sono stati fatti nel settore dell’energia: il Decreto di luglio ha dato il via libera alla riconversione a carbone della mega centrale di Porto Tolle, assicurando una deroga alle disposizioni di Legge nazionali e regionali, in barba alla sentenza del Consiglio di Stato sull’inidoneità ambientale e al rischio sanitario per la popolazione, mentre la manovra di agosto ha previsto anche di allargare la "Robin hood tax" alle fonti rinnovabili, con una tassazione che risulta incomprensibile visto il ruolo positivo che questo tipo di impianti stanno avendo in termini energetici e occupazionali, e schizofrenica perché quegli stessi impianti beneficiano di incentivi che verrebbero ulteriormente tassati.

"Nonostante il Paese sia devastato dalle discariche di rifiuti pericolosi e dalle attività dell’ecomafia che operano in questo settore, si è tentato anche di abolire il Sistri, il discusso sistema di tracciabilità dei rifiuti che questo stesso governo aveva scelto, facilitando così la vita alla criminalità e mettendo ancora più a rischio la sicurezza dei cittadini".

"Questo governo inoltre, tenta di annullare i risultati del referendum sulle privatizzazioni dei servizi pubblici: con la manovra economica in fase di discussione e già approvata con DL n. 138 del 13 agosto scorso, ha riproposto (negli articoli del Titolo II) la sostanza delle norme abrogate con volontà popolare nel recente referendum. Infatti, l’articolo 4 ripresenta il vecchio Decreto Ronchi e persino nuove date di scadenza per le prossime privatizzazioni dei servizi pubblici locali, mentre l’articolo 5 arriva a dare un premio in denaro agli enti locali per convincerli a lasciare al mercato delle privatizzazioni i propri servizi essenziali per le comunità".

 

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