SOCIETA’. Matrimoni internazionali, Ue propone una formula comune

Sono circa 300.000 i matrimoni internazionali che ogni anno si celebrano nell’Unione Europea. Ma le leggi nazionali sui matrimoni internazionali e di conseguenza sui divorzi sono diverse tra loro. Per questo oggi la Commissione Europea, su richiesta di 10 Stati membri tra cui l’Italia, ha proposto una formula comune applicabile sulle coppie internazionali che rafforza la certezza del diritto per le coppie e per i figli.

In particolare la proposta della Commissione mira a tutelare il coniuge più debole, impedendo che venga penalizzato nel momento del divorzio. Attualmente il coniuge che può permettersi di sostenere le spese di viaggio e di giudizio può "correre in tribunale" in un altro paese in modo che il procedimento sia regolato da una legge che tutela i suoi interessi. Le nuove norme impedirebbero questo tipo di "forum shopping", garantendo l’applicazione della legge del paese in cui il coniuge più debole vive con l’altro coniuge o in cui aveva con questo l’ultima residenza.

Le coppie internazionali avranno quindi un maggiore controllo sulla separazione: potranno decidere la legge nazionale applicabile al divorzio, purché un coniuge abbia un collegamento con il paese di tale legge. Ad esempio, una coppia lituano-svedese residente in Italia potrà chiedere all’autorità giurisdizionale italiana di applicare la legge lituana o svedese. E le autorità giurisdizionali disporranno di una formula comune per determinare la legge nazionale applicabile in mancanza di accordo delle parti.

Ora devono pronunciarsi sulla proposta gli Stati membri e il Parlamento europeo. "Il ricorso alla cooperazione rafforzata – ha dichiarato Viviane Reding, commissario per la Giustizia, i diritti fondamentali e la cittadinanza – dimostra che l’UE possiede la flessibilità necessaria per aiutare i suoi cittadini anche quando le questioni giuridiche sono difficili. Il mio obiettivo è garantire che i cittadini possano beneficiare appieno del diritto di vivere e lavorare in un’Unione europea senza frontiere interne."

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