SOCIETA’. Mediastudio Orizzonti e corsi “fantasma” per modelli, rinviati a giudizio 11 indagati

Corsi di moda fantasma e finte agenzie di reclutamento per modelli. E’ la storia della Mediastudio Orizzonti s.r.l., pseudo-agenzia di reclutamento di modelle e di modelli. Nel 2007 la Procura di Bolzano aveva disposto l’arresto dei responsabili dell’agenzia con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla truffa. Le indagini, avviate su segnalazione del Centro Tutela Consumatori Utenti, avevano permesso di aiutare molte famiglie coinvolte in Alto Adige ed in Trentino, a recedere dai contratti capestro, recuperare gli anticipi versati e annullare i contratti sottoscritti all’uopo con società di finanziamento. E il Centro di Ricerca e Tutela dei Consumatori e degli Utenti (CRTCU) era stato di sostegno alle richieste di informazioni di vari avvocati e altre Associazioni dei consumatori del Nord-Italia, che sostenevano centinaia di altri presunti truffati.

Nella vicenda c’è una novità: ieri il Gip Semeraro del Tribunale di Perugia, a conclusione dell’udienza preliminare, ha disposto il rinvio a giudizio di 11 indagati, tra cui alcuni dei personaggi che in Trentino Alto Adige avevano indotto decine di persone a sottoscrivere contratti per oltre 5.000 euro per corsi "fantasma" di moda.

"Secondo il decreto che dispone il giudizio – afferma Paola Francesconi che ha seguito la vicenda per il CRTCU – tutti gli imputati hanno organizzato e coordinato incontri presso alberghi, finalizzati all’adescamento di adolescenti e dei loro genitori contattandoli preventivamente tramite apposito call center per indurli alla partecipazione al corso, inscenando una finta selezione e finti set di moda. Le riprese fotografiche venivano effettuate da finti fotografi che erano invece gli stessi proprietari della Società".

"Inoltre durante la presunta truffa – continua Francesconi – si insisteva per la consegna immediata dell’acconto e si induceva la vittima a firmare un contratto di finanziamento per 5000 euro con l’ulteriore inganno di dichiarare che si trattava di una dilazione rateale del costo del corso e non di un finanziamento. Venivano inoltre consegnati video tutti privi di marchio Siae di vecchi corsi di moda per rafforzare le loro credenziali". "Nonostante i tempi lunghi della giustizia – conclude Francesconi – questo rinvio a giudizio è anche una speranza per tutti quei cittadini che si sono costituiti parte civile e che intendono dunque far valere innanzi al giudice propria domanda di restituzione di quanto ancora non sono riusciti ad ottenere stragiudizialmente. E speriamo un deterrente in Regione per chiunque altro tenti questa via per adescare e truffare adolescenti con il sogno della moda e dello spettacolo. Non smetteremo comunque mai di ripetere che non esistono scorciatoie per alcun tipo di lavoro, tanto meno per queste tipologie, dove bisogna rivolgersi a scuole riconosciute e di fama e i cui consigli possono essere eventualmente richiesti agli uffici pubblici che si occupano di orientamento professionale."

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