SOCIETA’. Milano, al via il primo Forum per il Mediterraneo

Una capitale per il Mediterraneo per favorire il rilancio dell’Unione dei Paesi dell’area Med (Upm) dopo lo stallo politico degli ultimi mesi. Con queste premesse si è aperto oggi a Milano il primo Forum economico e finanziario per il Mediterraneo, due giorni di incontri promossi dal ministero degli Esteri, Regione Lombardia e Camera di Commercio di Milano, da cui è già uscita la prima proposta di peso: candidare la capitale lombarda a sede della nuova Agenzia euro-mediterranea.

"Milano, con la sua tradizione di accoglienza e multiculturalità che si declina nelle imprese e nei suoi cittadini, si pone come un crocevia che unisce il sud Mediterraneo al nord dell’Europa – ha dichiarato Carlo Sangalli, presidente della Camera di Commercio – .Non è un caso che il Forum Mediterraneo si tenga qui".

Il tema dell’energia è stata al centro di questa prima giornata di Forum: mentre il dialogo tra Europa e Mediterraneo cresce, l’Italia è chiamata a svolgere una parte importante specie nel settore dell’energia.

"Quello dell’energia è un problema grande, ma in Italia siamo in ritardo – ha dichiarato Silvio Berlusconi nel corso del suo intervento odierno – Enrico Fermi, che ha inventato la possibilità di produrre energia dell’atomo, era italiano, ma qualcuno ha imparato la lezione molto meglio di noi. In Francia – ha aggiunto il premier – l’80% del fabbisogno energetico viene prodotto da centrali nucleari e l’energia costa il 40% in meno rispetto all’Italia. L’energia nucleare è il futuro dell’Italia, ma poiché non si possono creare centrali con la bacchetta magica, occorre diversificare le fonti di approvvigionamento energetico presso Paesi come Libia e Algeria", ha concluso Berlusconi.

Ma proprio la Francia, additata dal premier come esempio virtuoso da imitare, sembra più che mai decisa a superare l’obsoleta "opzione nucleare".

"Lo sviluppo economico nel Mediterraneo è legato alla buona energia", ha affermato infatti nel suo intervento Christine Lagarde, ministro dell’Economia francese, insistendo sulla necessità di investire, in entrambe le sponde del Mediterraneo, proprio sulle energie rinnovabili.

Per Lagarde, questo genere di investimenti, genera infatti "un triplo dividendo, perchè accanto alla normale crescita economica, si identifica anche la ‘eco-crescita’.

In particolare, tra i progetti lanciati dall’Unione Euromediterranea, Lagarde ha citato il cosiddetto Psm (il Piano solare per il Mediterraneo) che prevede la posa di pannelli solari sulle due sponde del Mare nostrum. "Questo progetto – ha continuato Lagarde – contribuirà fattivamente a raggiungere l’obiettivo del 20-20-20 (20% di fonti rinnovabili, 20% di risparmio energetico e 20% di riduzione delle emissioni di Co2, ndr). Il finanziamento del progetto sarà assicurato dal fondo Inframed che movimenterà capitali per 400 milioni di euro".

E’ stato poi fatto il punto sulla domanda di petrolio nei prossimi decenni che potrebbe, secondo molti esperti, raddoppiare entro il 2050, un ottimo motivo in più per puntare finalmente sulle "rinnovabili".

"Il raddoppio della domanda di petrolio è di certo una possibilità: se i cinesi e gli indiani guideranno o useranno l’aereo come noi facciamo noi, è quasi una certezza – ha ammesso Paolo Scaroni, ad di Eni – .Ma per allora noi stimiamo che ci saranno già altre soluzioni per l’energia, perché non ci possiamo permettere di arrivare al momento in cui saremo a secco di idrocarburi senza aver trovato un sostituto", ha aggiunto, sottolineando come Eni è impegnata a portare avanti sia la politica di ricerca di nuovi giacimenti di petrolio sia d’investimenti su energie alternative, in particolare il solare.

"Sì, è vero: noi stiamo lavorando per mantenere le nostre riserve e se possibile per aumentarle ma nello stesso tempo stiamo investendo nell’unica tecnologia che può risolvere i nostri problemi, ovvero il solare", ha ribadito Scaroni.

Quanto agli investimenti, a fronte dei 120 milioni da spendere nell’arco di quattro anni, dal 2008 al 2011, Scaroni ha spiegato che questa cifra è "solo per ricerca e sviluppo. Abbiamo attivato una partecipazione con il Mit di Boston per cercare la nuova tecnologia solare che servirà al mondo. Il nostro punto di vista è che la tecnologia oggi disponibile è obsoleta, basata su ricerche degli anni ’70-’80. Per questo abbiamo deciso d’investire sulla tecnologia del futuro e in questo campo nessuno al mondo ha investito come noi", ha concluso Scaroni.

di Flora Cappelluti

 

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