SOCIETA’. Milano, incontro con le droghe già a 11 anni

Spinelli, ecstasy e cocaina già a 11 anni e per uno su cinque i primi contatti con il mondo delle sostanze psicotrope inizia prima di finire le superiori. E ancora: prima di aver compiuto 14 anni, sei ragazzi su dieci ammettono di aver bevuto alcolici. A delineare questo scenario è un’indagine nazionale "Giovani, uso di sostanze, precarietà e genere", commissionata dalla Provincia di Milano alla cooperativa Lotta contro l’emarginazione. Lo studio, presentato giovedì a Milano, è il risultato di interviste fatte all’uscita di locali nel capoluogo lombardo, a Roma, Genova, Napoli e Firenze a 509 persone che hanno ammesso di far uso di sostanze dalla cannabis alle anfetamine, senza disdegnare eroina e cocaina.

Per quanto riguarda Milano, in particolare, dietro l’uso precoce di sostanze psicotrope si nasconderebbe la paura di non farcela e lo spettro di un futuro da precario in inesorabile attesa dietro l’angolo. Secondo quanto emerge dall’indagine, Milano risulta essere "la città più cocainizzata d’Europa", dove il consumo di stupefacenti è legato più che mai all’incertezza sociale ed economica.

"La precarietà lavorativa è risultata essere l’elemento di maggior disagio tra la popolazione giovanile che vive all’ombra della Madonnina", hanno spiegato gli esperti della Provincia. Nell’indagine – oltre alla precocità del primo incontro con le droghe (11-13 anni in un caso su cinque) – si analizzano i luoghi e i tempi del consumo (a casa, prima di andare a scuola o al lavoro in più di due casi su cinque) e i motivi che spingono a cercare lo stordimento, tra cui spiccano nell’ordine stress, ansia da prestazione, pressioni troppo pesanti da sopportare e, in particolare a Milano, le prospettive poco chiare sul futuro che aspetta i giovani intervistati e l’incertezza nello scegliere quale direzione dare alla futura vita da adulti.

"Sicuramente – scrivono gli esperti della Provincia nell’indagine – la metropoli lombarda offre molte più offerte lavorative rispetto ad altre città, ma che risultano però essere particolarmente precarie e occasionali, con il risultato che i ragazzi milanesi avvertono maggiori difficoltà a investire su un futuro certo".

Nelle altre quattro città prese in esame invece, i risultati sembrano essere più rassicuranti, anche grazie a una percezione di maggiore protezione da parte della famiglia d’origine.

"Mentre le altre città rappresentano ancora un modello mediterraneo, Milano ha uno standard più europeo, con ambizioni internazionali", precisano gli autori dell’indagine.

Di sicuro il capoluogo lombardo si vede attribuire il triste primato di essere la città con l’offerta e i consumi di cocaina più alti rispetto a Londra o Lugano.

"Se la cocaina imbianca Milano, la ragione è legata principalmente alla ricchezza economica della città, che attira più di altre il mercato dello spaccio", hanno aggiunto gli esperti della Provincia.

L’uso massiccio di stupefacenti non risparmia neanche l’altra metà del cielo sotto la Madonnina: la relativa autonomia economica sembrerebbe andar di pari passo significa con una maggiore possibilità di accesso ai consumi di droghe da parte delle ragazze. Le donne della metropoli, più indipendenti ed emancipate dal partner, sembrerebbero quindi essere più tentate dalle ‘scorciatoie’ della vita.

"Quelli che emergono dalla ricerca – ha sottolineato Cristina Stancari, assessore alle Politiche giovanili della Provincia di Milano nel presentare l’indagine – sono dati che impongono una seria riflessione, ma è bene precisare che però non riguardano tutti i ragazzi. In questo momento, non è più importante individuare solo la cura, ma diventa fondamentale lavorare sulle cause e sulle precondizioni. Per questo serve un nuovo patto che coinvolga Enti locali, Enti specialistici e tutto il territorio, comprese le associazioni e le organizzazioni di gestori", ha concluso l’assessore Stancari.

di Flora Cappelluti

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