SOCIETA’. Milano, presentato Diritti Globali 2010

Nella crisi finanziaria che ha investito il mondo dalla fine del 2007 mandando a fondo le imprese, le banche, le famiglie, la finanza e persino i governi, i primi a soccombere sono i diritti globali. E’ stato questo il tema della tavola rotonda che si è tenuta in occasione dell’uscita del volume ‘Rapporto sui Diritti Globali 2010’ – realizzato dall’Associazione SocietàINformazione, insieme a Cgil, Arci, Actionaid, Antigone, Cnca, Fondazione Basso, Forum Ambientalista, Gruppo Abele e Legambiente – presentato ieri alla Triennale di Milano in occasione della settimana ‘Frammenti sociali’, un’iniziativa che si pone come obiettivo la comprensione delle ricadute sociali dei fenomeni di modernizzazione attraverso il racconto di esperti e protagonisti. La tavola rotonda, accompagnata da interventi musicali dell’Orchestra di via Padova, ha ospitato, fra gli altri, interventi di Sergio Segio – curatore dell’ottava edizione del Rapporto – di Moni Ovadia, di Aldo Bonomi, sociologo e di Nino Baseotto, segretario generale Cgil Lombardia, che ha messo l’accento in particolare sul pericolo che corre "il diritto al lavoro, messo in difficoltà dalle iniziative del Governo".

Ma se con la crisi alcuni sono troppo grandi per fallire, altri invece sono stati giudicati troppo piccoli per essere aiutati: di conseguenza, il ceto medio si è ritrovato ad essere sempre più povero. "Gli aiuti sono stati indirizzati verso il sistema finanziario, quindi verso gli stessi responsabili della crisi, con il paradosso che i troppo piccoli, deboli e senza potere per essere aiutati sono costretti ad aiutare i grandi e voraci, grazie alle privatizzazioni dei profitti e alla socializzazione delle perdite, come dimostrano numeri e percentuali", ha aggiunto Segio, sottolineando che dalla crisi si è imparato poco e che i responsabili, ovvero l’industria finanziaria, è stata salvata con i soldi pubblici: "Così, invece di contribuire a un livellamento delle disuguaglianze, la crisi sta riproponendo e aggravando le cause che l’hanno creata".

Se dalla crisi finanziaria qualcuno si è salvato, molti sono stati invece stati mandati ancora più a fondo, come ricorda, con accuratezza di dati e di cifre il curatore del Rapporto: limitandosi all’Italia, i dati relativi al 2008 parlano di 2.737.000 famiglie (l’11,3% del totale, con un incremento dello 0,2% sul 2007) in condizioni di povertà relativa, con il ceto medio in bilico, pronto a raggiungere la parte più svantaggiata della popolazioni. "1,8 milioni di famiglie giovani, a reddito medio-alto – si legge nel Rapporto – soffrono a causa del mutuo per la casa, che porta il 56,5% di loro ad arrivare con difficoltà alla fine del mese, il 54% a non poter accantonare un solo euro".

La situazione non è certo migliorata nell’anno successivo. "Nel 2009 le famiglie italiane si sono indebitate per 524 miliardi di euro, più del 2008, 21.270 euro per ogni cittadino. Per i lavoratori dipendenti, il debito annuo è di 15.900 euro, il 79,4% per la casa e il resto per consumi diversi – continua il Rapporto, mandando in frantumi anche uno degli ultimi miti, quello degli italiani popolo di risparmiatori – .Fino ad alcuni anni fa, il risparmio era tale da costituire una barriera di protezione contro le crisi finanziarie. Adesso questo risparmio s’è dissolto. Tra le ragioni principali ci sono i salari troppo bassi, al palo da un decennio".

Avere un lavoro non protegge peraltro necessariamente dall’impoverimento: emerge dal Rapporto che 13,6 milioni di lavoratori guadagnano meno di 1.300 euro netti al mese, di cui 6,9 milioni meno di 1.000. In sei anni, tra il 2002 e il 2008, il reddito netto familiare ha perso 1.599 euro l’anno tra gli operai e 1.681 euro tra gli impiegati. "Di conseguenza, nel 2009 il 10% degli occupati è sotto la soglia della povertà relativa (un dato tra i peggiori dell’Unione Europea, che conta in media l’8%), mentre nel 2007 la percentuale era dell’8,6%. Sono quelli che le statistiche definiscono ‘working poor’, poveri con un’occupazione, solo un po’ meno poveri dei disoccupati", spiegano i curatori del Rapporto.

Gli aumenti dei prezzi, della disoccupazione e il livellamento verso il basso dei salari hanno aggravato l’emergenza casa. "Entro il 2011 – si legge nel Rapporto – si stima che 150.000 famiglie italiane saranno sfrattate e perderanno così l’abitazione. L’affitto incide sui redditi dei pensionati e lavoratori dipendenti tra il 30 e 70%. Il problema è più grave per le famiglie straniere: 1milione e 300 mila sono in affitto, l’85% ha un contratto non registrato o registrato per un canone inferiore al reale, in piena violazione delle norme".

L’altro lato della medaglia, sono i superbonus da centinaia di milioni di euro ottenuti dai top manager di banche e imprese anche nell’anno delle ristrutturazioni e degli annunci di lacrime e sangue: "Con il compenso di 100 top manager si potrebbero pagare i salari di 10mila lavoratori", spiegano i curatori del Rapporto.

Ma c’è ancora la possibilità di invertire la rotta? Il Rapporto – che si propone non solo di radiografare l’esistente ma anche di tentare di costituire una bussola per il cambiamento – suggerisce che uno dei principali punti di forza di un nuovo modello di sviluppo economico deve essere la convergenza fra reti di imprese sul territorio e reti telematiche, un processo che va perseguito con politiche mirate al recupero del ritardo strutturale del nostro Paese nell’adozione di tecnologie innovative. "L’Italia ha bisogno di un progetto forte anche sulle nuove frontiere della green economy, delle biotecnologie e della salute, delle infrastrutture materiali per una migliore mobilità e di quelle immateriali, costituite da reti relazionali complesse tra istituzioni, cultura, economia, ecologia e comunità locali. Per vedere la ripresa bisogna avere il coraggio di scommettere sul sapere e sull’innovazione sociale e tecnologica", concludono i curatori del Rapporto.

di Flora Cappelluti

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