SOCIETA’. Morgantini (PE): “Italia si schieri contro armi all’uranio impoverito”

Responsabilità, principio di precauzione e trasparenza contro le armi all’uranio impoverito: il Governo Italiano accolga l’appello del Parlamento Europeo sull’introduzione di una moratoria nell’uso di questo tipo micidiale di armi e sblocchi i fondi previsti per il risarcimento delle vittime. E’ quanto sostiene il vice presidente del Parlamento Europeo, Luisa Morgantini, che aggiunge: "Sono 173 i milioni di euro stanziati per le famiglie dei soldati italiani morti -170 finora i decessi accertati- e per i 2.540 soldati che si sono ammalati in seguito alle missioni all’estero. Attualmente solo quattro famiglie sono state risarcite mentre i soldi restanti sono al momento bloccati per problemi burocratici tra il Ministero dell’Interno e quello della Difesa".

Come è avvenuto per la moratoria della pena di morte, l’Italia deve essere parte attiva alle Nazioni Unite anche per una moratoria contro le armi all’uranio impoverito, che rappresentano una palese violazione del diritto umanitario internazionale e il cui impatto è devastante per l’uomo e l’ambiente.

Sulla tutela della salute umana – aggiunge la Vice Presidente – non sono ammesse deroghe né ignavie: per questo il Governo Italiano dovrebbe anche sostenere la nuova risoluzione sugli "Effetti dell’uso di armamenti e munizioni contenenti uranio impoverito" (A/C.1/63/L.26), che sarà votata all’inizio di questo mese alle Nazioni Unite e che chiede ai Governi ulteriori approfondimenti su questo tema, visto che finora i dati utilizzati dalle tre agenzie IAEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica), l’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente) e il WHO (Organizzazione Mondiale per la Sanità), non sono aggiornati, sono privi di verifiche incrociate e di ricerche sul campo. Dal Governo italiano – conclude la Morgantini – ci aspettiamo quindi una presa di posizione seria e coerente, facendo della battaglia contro l’uso delle armi all’uranio impoverito una battaglia di civiltà con una straordinaria mobilitazione, la stessa che si è vista per la moratoria sulla pena di morte.

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