SOCIETA’. Nel 2008 aumentano i suicidi tra i detenuti. Dossier “Morire di carcere”

Dal 1° gennaio al 15 settembre 2008 nelle carceri italiane sono morti 87 detenuti e di questi 33 sono stati suicidi. Il numero dei suicidi dei detenuti è aumentato dell’11% rispetto allo stesso periodo del 2007 e si stima che alla fine di quest’anno i suicidi in carcere potrebbero arrivare a 50 e il totale dei decessi a 128, contro i 123 del 2007. Pubblicato oggi il dossier "Morire di carcere", curato dal Centro di Documentazione Due Palazzi che, da circa 7 anni, è attivo nella Casa di Reclusione di Padova e cerca di ridare una dimensione umana, una storia e un nome, ai detenuti che spesso muoiono nell’indifferenza dei media e della società. Il dossier si basa su notizie dei giornali, delle agenzie di stampa, dei siti internet, delle lettere che scrivono, al Centro, i volontari o i parenti dei detenuti morti; ma nel Dossier si legge che purtroppo molte morti in carcere passano ancora sotto silenzio.

L’ultimo suicidio accertato è avvenuto l’11 settembre 2008 nel carcere di Opera a Milano. Il detenuto si chiamava Jonny Montenegrini ed era un giostraio di 33 anni; arrestato il 20 giugno dai Carabinieri di Vicenza per aver partecipato ad una rapina ai danni di una biglietteria di autoscontri. I familiari non credono alla tesi del suicidio e la procura di Milano ha aperto un’inchiesta per accertarne le cause attraverso l’autopsia. Montenegrini era paraplegico e questo ha suscitato la dura reazione da parte della Lega per i diritti delle persone con disabilità. "Non è ammissibile – ha dichiarato il portavoce Franco Bomprezzi – che un fatto simile accada nel 2008. C’è chi ottiene la scarcerazione esibendo certificati per patologie difficilmente dimostrabili, e questo non avviene invece per un fatto così evidente come la paraplegia".

Per Bomprezzi "non c’è alcuna certezza che nelle carceri esistano le condizioni minime per i disabili. Eppure non sono pochi, data la presenza di molte persone rimaste invalide per episodi legati alla precedente attività criminosa e per la presenza di molti detenuti stranieri, spesso con patologie che portano alla disabilità. Solo i parlamentari, che hanno libero accesso al carcere, potrebbero impegnarsi ad affrontare seriamente la questione. Certo è che l’essere paraplegici non può essere una pena aggiuntiva".

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