SOCIETA’. Nessun luogo è lontano presenta “Patto per la convivenza” nel futuro dell’immigrazione

Partecipazione e rappresentanza come dinamiche di una vera "governance" del fenomeno migratorio. Non più emergenza ma gestione dell’immigrazione, che è componente strutturale della società. E un obiettivo di fondo: dare vita a un vero "Patto per la convivenza". Questi i temi centrali discussi oggi a Roma, dove – presso la sede della Provincia – è stato presentato il volume "Politiche per l’immigrazione: dall’emergenza alla governance. Il position paper e il patto per la convivenza di Nessun luogo è lontano". Lo studio, che rappresenta al tempo stesso una analisi e una proposta di governo del fenomeno migratorio, approfondisce i temi della partecipazione e della rappresentanza democratica degli immigrati ed è stato realizzato dall’associazione "Nessun luogo è lontano" in collaborazione con l’Assessorato alle Politiche Sociali della Provincia di Roma.

Il volume – che affronta i temi del voto e della cittadinanza per i cittadini stranieri e la necessità di riformare le leggi esistenti – si inserisce nell’ambito della campagna Democracy Building portata avanti in questi anni dall’associazione. La posizione sulla governance dell’immigrazione, insieme alla volontà di allestire misure coerenti di gestione del fenomeno, nasce dalla volontà di arrivare ad un Patto per la Convivenza che è stato elaborato insieme a Khaled Fouad Allam, docente all’Università di Trieste ed editorialista de "La Repubblica". Nel corso dell’iniziativa è stato inoltre presentato un Cd Rom che contiene la cronologia delle principali fonti normative nazionali in materia di immigrazione.

"L’immigrazione è una componente strutturale e chiede di essere affrontata con una vera governance, non con quattro leggi e cinque sanatorie": questo il commento di Claudio Cecchini, Assessore provinciale alle politiche sociali, che ha ricordato come il fenomeno migratorio sia, ormai dal 1970 (ultimo anno in cui il numero degli italiani che si sono trasferiti all’estero ha superato gli stranieri in ingresso) una componente strutturale dell’Italia. La Provincia di Roma approva ogni anno un piano provinciale sull’immigrazione: per il periodo 2005-2006 sono stati stanziati 4 milioni 600 mila euro che saranno destinati metà ai comuni della Provincia e metà a Roma. "Gestiamo – ha ricordato Cecchini – i CSI, Centri Servizi Immigrati, dieci sportelli sul territorio (due a Roma e otto in Provincia) che sono collocati nei centri per l’impiego. Sono sportelli dove gli immigrati insieme ai mediatori culturali trovano un luogo per avere assistenza gratuita per fruire dei servizi sul territorio".

E negli ultimi due anni il dibattito si è spostato sui temi della partecipazione politica e della rappresentanza: "Auspichiamo – ha detto Cecchini – che il prossimo Parlamento e il prossimo Governo mettano in agenda l’approccio sulla governance sul tema dell’immigrazione. Su partecipazione e rappresentanza auspichiamo che, con legge ordinaria, il Paese recepisca la convenzione di Strasburgo al paragrafo C che prevede il diritto di voto agli stranieri residenti da più di cinque anni".

Questo infatti il tema sottolineato dai responsabili dell’associazione "Nessun luogo è lontano" nell’ambito della campagna Democracy Building, che si propone un percorso di partecipazione e rappresentanza degli immigrati: riconoscere il diritto di voto nelle elezioni amministrative ai cittadini stranieri non comunitari, residenti in Italia, attraverso l’approvazione di un progetto di legge ordinaria che autorizzi la ratifica del capitolo C della Convenzione di Strasburgo. Questo sancisce infatti che il diritto di voto vada riconosciuto agli stranieri che risiedono regolarmente nello Stato da almeno cinque anni prima delle elezioni (fatta salva la possibilità di prevedere un periodo più breve). Le riforme – hanno affermato i responsabili dell’associazione Nessun luogo è lontano – deve inoltre prevedere un percorso di cittadinanza che si basi non più sullo ius sanguinis ma sullo ius soli.

Il Patto per la convivenza è stato elaborato insieme a Khaled Fouad Allam: "L’immigrazione si inserisce in una dinamica multipla, sociale e culturale. È un elemento della nostra società ma ci sono due visioni diverse: c’è chi afferma che l’immigrazione è una società a parte e chi afferma che l’immigrazione è parte della società. L’immigrazione è un elemento costitutivo della nostra società e va trattata con nuove griglie interpretative". L’identità degli immigrati è diluita, non è immobile e non è un’icona ma risente del cambiamento. In Italia la prospettiva che si affermerà è simile a quella del Canada: una società multietnica e transculturale. E "la politica deve essere in grado di governare questo cambiamento".

Nell’immigrazione c’è la domanda del nuovo secolo sul "come vivere insieme"; tutti sono coinvolti nella formazione culturale della società; l’integrazione passa anche attraverso il voto, che però "non è la bacchetta magica, è solo un mezzo", perché a monte deve esserci la consapevolezza che l’integrazione passa attraverso uno sforzo di rinnovamento della cittadinanza. "Fra quindici anni – ha ricordato Allam – l’Italia avrà un buco demografico enorme. E c’è la questione del Mediterraneo e dei Paesi che generano fenomeni migratori: nel 2025 il tasso demografico dell’Unione europea sarà del 3%, quello della sponda sud del Mediterraneo del 48%. L’immigrazione non è una società a parte ma è parte di una società". Da qui il Patto per la Convivenza, che parte dall’atto con cui l’immigrato sottoscrive l’atto di residenza: questo significa infatti accettare e condividere un destino locale e inserirsi in una diversa dinamica socioculturale.

Un dato su tutti può servire a inquadrare il fenomeno: secondo i dati Caritas, sono oltre un milione e mezzo i cittadini non comunitari che nel 2008 potrebbero esercitare il diritto di voto amministrativo (se questo venisse previsto) perché residenti in Italia da più di cinque anni.

 

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