SOCIETA’. Nucleare, sì della Cassazione al referendum

La Cassazione ha detto sì al quesito referendario sul nucleare. Il 12 e 13 giugno, quindi, si voterà anche per il referendum sul nucleare. L’ufficio elettorale della Corte di Cassazione ha stabilito che le modifiche apportate dal Governo alle norme sul nucleare non precludono la celebrazione della consultazione popolare. La Cassazione ha così confermato che i cittadini potranno esprimersi anche sul quesito depositato all’Idv, che resta in campo assieme agli altri 3: 2 sull’acqua e uno sul legittimo impedimento di Premier e Ministri a partecipare alle udienze. Il quesito sul nucleare verrà però cambiato e farà riferimento alle nuove norme appena votate nel dl omnibus: quindi la richiesta di abrogazione rimane la stessa, ma invece di applicarsi alla precedente legge si applicherà alle nuove norme sulla produzione di energia nucleare (art. 5 commi 1 e 8). Il quesito del referendum sarà questo: "Volete che siano abrogati i commi 1 e 8 dell’articolo 5 del dl 31/03/2011 n.34 convertito con modificazioni dalla legge 26/05/2011 n.75?"

Qualche giorno fa l’avvocato Gianluigi Pellegrino aveva spiegato che "i commi 1 e 8 della stessa norma voluta dal Governo, esplicitamente consentono che la realizzazione di centrali nucleari possa avvenire per semplice volontà della Presidenza del Consiglio dei Ministri cui è assegnata l’approvazione del piano energetico. Inoltre, lo studio che dovrebbe precedere il piano è limitato al tentativo di apprestare dispositivi di sicurezza che abbassino il rischio di incidenti, e quindi non esclude in nessun modo anzi conferma la scelta di fondo di procedere alla realizzazione delle centrali nucleari". L’avvocato aveva quindi sottolineato che "la finalità del referendum non solo non è superata, ma è rafforzata dal fatto che la legge nuova rende persino più semplice realizzare le centrali senza necessità di nuovi passaggi legislativi".

E l’avvocato Pellegrino, che per il Movimento Difesa del Cittadino (MDC) ha presentato il parere pro veritate in Cassazione in ordine alla incidenza della legge Omnibus sull’espletamento del referendum si è detto pienamente soddisfatto della sentenza della Cassazione: "sono state, infatti, accolte esattamente le motivazioni contenute nel parere pro veritate che avevamo presentato alla Corte". "Questa sentenza della Cassazione riafferma pienamente il diritto dei cittadini a esprimere il proprio voto e conferma come la legge approvata alla Camera nei giorni scorsi con il voto di fiducia non fosse altro che un tentativo maldestro di raggirare 40 milioni di elettori italiani". Ora MDC attiverà tutte le sue strutture locali nell’informazione ai cittadini per far sì che venga raggiunto il quorum elettorale il giorno del referendum.

Soddisfazione unanime arriva dal mondo degli ambientalisti e da tutti i soggetti che si sono mobilitati a favore del referendum.

Il Comitato ‘Vota Sì per fermare il nucleare’, costituito da oltre 80 associazioni, plaude alla decisione della Corte, che "ha arginato i trucchi e gli ipocriti ‘arrivederci’ al nucleare e ha ricondotto la questione nell’alveo delle regole istituzionali, contro l’inaccettabile tentato scippo di democrazia". "Questa volta le furberie alle spalle degli italiani non passano. La Cassazione censura l’arroganza del governo e riconsegna nelle mani dei cittadini il diritto a decidere sul nucleare e del proprio futuro". Secondo le associazioni "oggi ha vinto lo spirito democratico e referendario, hanno vinto gli italiani, che potranno esprimersi e cacciare definitivamente lo spettro del nucleare dall’Italia. Domenica prossima tutti al voto contro il nucleare e per l’acqua pubblica!"

"E’ la vittoria della ragione, della correttezza e della democrazia – commenta il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – la parola passa agli italiani che finalmente potranno dire la loro sul rilancio del nucleare e sul futuro energetico del Paese". "Dopo il dramma di Fukushima e la storica decisione del governo tedesco e di quello svizzero di abbandonare l’energia nucleare entro i prossimi anni, la costruzione di nuove centrali atomiche in Italia sarebbe anacronistica – prosegue Cogliati Dezza – Gli italiani hanno ora la possibilità di scongiurare il rischio di una manovra energetica assurda e di scegliere di puntare sull’efficienza e sulle rinnovabili, sfruttando appieno il vantaggio accumulato da nostro Paese con il referendum del 1987 che ci ha evitato di impelagarci di una strada pericolosa, antieconomica e priva di senso. Gli italiani vadano a votare per permettere all’Italia di produrre il 100% di elettricità da fonti pulite entro il 2050, come punta a fare la stessa Germania".

Greenpeace esulta ed ricorda che continua determinata la protesta dei ragazzi de www.ipazzisietevoi.org, che oramai da 22 giorni sono rinchiusi in un rifugio a prova di radiazioni e vivono come se fosse avvenuto un incidente in una centrale nucleare. Lo scopo della loro protesta, come quello della campagna di Greenpeace, è adesso ancora più rilevante: convincere 27 milioni di italiani che un ritorno al nucleare sarebbe una follia ed è possibile fermarla solo andando a votare al Referendum il 12 e 13 giugno. Greenpeace esulta anche gli attivisti asserragliati da 8 giorni nel gigantesco bidone nucleare costruito sulla terrazza del Pincio a Roma. Gli attivisti sono pronti a rimanere rinchiusi fino a che non si andrà al voto, convinti che il loro gesto serva da esempio agli Italiani per fermare per sempre il ritorno all’atomo in questo Paese. "Adesso è il momento di dimostrare che gli Italiani sanno dare valore ai loro diritti e che andranno a votare in massa il 12 e il 13 giugno per raggiungere il quorum. La nostra generazione ha finalmente la possibilità di farsi sentire: una volta tanto il governo non è riuscito a rubarci il diritto di esprimerci" esultano Alice, Alessandra, Silvio, Luca, Pierpaolo e Giorgio de ipazzisietevoi.org.

"La Cassazione ha chiarito una volta per tutte che lo spirito referendario non può essere aggirato con norme strumentali che entrino in conflitto con i principi ispiratori di coloro che hanno proposto i quesiti". Questo il commento di Stefano Leoni, presidente del WWF Italia. "E’ un bene per il Paese che, come richiesto dal WWF nella sua Memoria inviata ieri, la Corte di Cassazione, confermando il referendum sul nucleare, abbia richiamato di fatto Governo e Parlamento al pieno rispetto della sovranità popolare che si esprimerà con il voto referendario tutelato dalla Costituzione. Chiedere al popolo italiano di pronunciarsi il 12 e 13 giugno per cancellare i "commi truffa" del decreto Omnibus permetterà ai cittadini, votando SI alla loro abrogazione, di mettere finalmente una pietra tombale sul rilancio dell’energia nucleare".

"Adesso è decisivo raggiungere il quorum di votanti – sostiene Ovidio Marzaioli, responsabile del settore Energia & Ambiente del Movimento Consumatori – per i quesiti referendari che rappresenteranno un grande risultato di democrazia diretta e partecipativa. La posizione del Movimento Consumatori sui quesiti è chiara e netta sin dalla costituzione dei comitati: votare sì senza se e senza ma, per rappresentare una svolta italiana ambientalista, ecologica e di sviluppo sostenibile. Adesso c’è solo da andare avanti per raggiungere il quorum e vincere i referendum abrogativi per lavorare alla stesura di un testo condiviso sulla gestione dell’acqua, sullo sviluppo delle rinnovabili e sul risparmio energetico. Per i consumatori l’auspicio più grande e che positivamente superata la fase referendaria si possa intraprendere una strada di sostenibilità e di maggior democrazia nello sviluppo futuro dell’Italia a partire dall’acqua e dalle fonti rinnovabili".

Stupore per la decisione della Cassazione arriva, invece, dal Ministero dello Sviluppo economico. "Governo e Parlamento hanno abrogato tutte le norme che consentivano l’installazione di centrali nucleari – ha dichiarato il Ministro per lo Sviluppo Economico, Paolo Romani – La decisione della Cassazione desta dunque assoluto stupore, perché già oggi non vi sono in Italia norme che consentono la produzione di energia nucleare". "Bisognerà attendere le motivazioni della decisione dell’Ufficio Centrale della Corte – ha proseguito Romani – ma è evidente che formulare un quesito con il titolo "Abrogazione delle nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare", in assenza di una norma che consenta il ritorno all’atomo, è una scelta che può solo creare confusione nei cittadini". "La sentenza cambia, tra l’altro, la natura del referendum introducendo un nuovo quesito, che rischia di cancellare non il ritorno all’atomo, che non è in discussione, ma il coordinamento in sede europea sul tema della sicurezza e, cosa ancor più grave, la possibilità di elaborare una strategia energetica per sopperire al fabbisogno del Paese anche con fonti alternative". "Il voto infatti non è più su nucleare sì/nucleare no – già abrogato, ribadisco, dal governo – ma – conclude Romani – può avere l’unico effetto di lasciare il Paese con un vuoto normativo sulla costruzione del futuro energetico del Paese".

Intanto dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni arriva un richiamo alla Rai a proposito delle informazioni sul refedendum: la collocazione nei palinsesti dei messaggi autogestiti relativi ai referendum del 12 e 13 giugno, finora attuata dalla Rai, non è conforme ai principi del regolamento della Commissione sulla par condicio referendaria. L’Autorità ha, quindi, rivolto un richiamo alla concessionaria pubblica affinché realizzi una collocazione dei messaggi idonea a garantire l’obiettivo del maggior ascolto, come previsto dalle disposizioni vigenti. L’Agcom, attraverso il monitoraggio della programmazione, verificherà l’osservanza del richiamo, e dell’invito già rivolto alla Rai ad incrementare l’informazione sui referendum.

 

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