SOCIETA’. Ocse, in Italia in costante aumento giovani precari e disoccupati

La recente crisi economica ha avuto sul mercato del lavoro italiano un impatto relativamente lieve, ma la ripresa procede in modo alquanto lento. Inizia così l’analisi dell’Ocse, Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che si legge nella parte italiana dell’Employment Outlook pubblicato oggi sui dati di fine 2010.

Il tasso di disoccupazione italiana è cresciuto del 2,5% dall’inizio della crisi, cioè da metà 2007, per raggiungere quota 8,5% all’inizio del 2010. Ma l’impatto più pesante della crisi si è abbattuto sui giovani, facendo aumentare ancora di più il dualismo del mercato del lavoro: il tasso di disoccupazione giovanile (tra i 15 e i 24 anni di età), dall’inizio della crisi, è aumentato del 9,7% schizzando al 28,9% nel mese di aprile 2010. Se si guarda al genere, il tasso di disoccupazione per le giovani donne tocca il 29,4%, contro il 26,8% di quella maschile. Entrambi i dati sono comunque superiori alla media dei 34 Paesi Ocse, rispettivamente 15,7% e 17,6%.

Altra nota dolente sono i contratti precari: il 46,7% dei giovani tra i 15 e i 24 anni che lavorano in Italia ha un impiego temporaneo. E la percentuale dei precari è in costante aumento, anno dopo anno. Il salario medio in Italia nel 2010 é stato di 36.773 dollari, contro una media dell’Ue a 21 di 41.100 dollari e dell’Eurozona a 15 di 44.904 dollari. Il salario medio italiano supera solo quello spagnolo (35.031), greco (29.058) e portoghese (22.003), mentre è molto inferiore a quello francese (46.365 dollari), tedesco (43.352) e inglese (47.645). Il salario medio più elevato va agli svizzeri, con 80.153 dollari.

Ad un salario basso non corrisponde un welfare importante, capace di proteggere le fasce deboli della popolazione o le famiglie che sono state colpite dalla crisi. L’Ocse scrive proprio che "per gli italiani, grandi riduzioni del reddito da lavoro individuale (per esempio in caso di perdita del posto di lavoro) tendono a tradursi in contrazioni del reddito disponibile familiare superiori a quelle osservate negli altri Paesi Ocse", a causa "della limitata azione di assorbimento degli shock operata dagli ammortizzatori sociali". Di conseguenza, conclude l’Ocse, "lo shock negativo sui redditi da lavoro subito da non pochi italiani durante la crisi si è probabilmente tradotto in un aumento del rischio di povertà e di difficoltà finanziarie, anche se l’aumento massiccio di risorse per la cassa integrazione guadagni ha contribuito significativamente a limitare il numero di lavoratori affetti da tali shock".

 

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