SOCIETA’. Pari opportunità, le donne bocciano l’Italia

"In fatto di pari opportunità il nostro paese è seccamente bocciato dalle italiane", che al vertice delle priorità pongono la possibilità di avere le stesse opportunità degli uomini, la possibilità di conciliare vita privata e lavorativa e l’aumento dei servizi pubblici volti ad aiutarle nella gestione di famiglia e lavoro: temi che rappresentano, allo stesso tempo, quelli nei quali è maggiore la distanza fra l’importanza assegnata e il livello di soddisfazione per quanto realizzato finora nel paese. È quanto emerge dalla ricerca "La road map delle pari opportunità", indagine realizzata da PublicaReS (società del Gruppo Swg) per iniziativa della Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome nell’ambito dell’Anno europeo delle pari opportunità per tutti e con il patrocinio della ministra per la Pari Opportunità Barbara Pollastrini. La ricerca è stata presentata oggi a Roma presso la Sala stampa della Camera dal coordinatore Enzo Risso alla presenza del presidente del Comitato Pari Opportunità della Camera Titti De Simone, da Alessandro Tesini (coordinatore della Conferenza dei presidenti delle assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome) e con gli interventi di tre presidenti di Assemblea regionale: Maria Altezza per la Basilicata, Monica Donini per l’Emilia Romagna e Alessandrina Lonardo per la Campania.

L’Italia declina la crescita economica, di vita sociale e politica soprattutto al maschile. L’indagine ha costruito una griglia di dieci temi relativi alle pari opportunità (dal livello generale alla disponibilità di servizi pubblici, dalla carriere al lavoro alla tempo libero alla maternità) ma nessuno ha raggiunto la sufficienza: "In fatto di pari opportunità – si legge nella ricerca – il nostro paese è seccamente bocciato dalle italiane". Nella costruzione di una "gap distance" (il livello di distanza fra importanza assegnata ai diversi temi di pari opportunità e la soddisfazione per quanto realizzato nel paese) le tre "emergenze" sono appunto la possibilità di avere le stesse opportunità degli uomini, la possibilità di conciliare vita privata e lavorativa e l’aumento dei servizi pubblici per aiutare le donne nella gestione di famiglia e lavoro: i temi sui quali si registra il più ampio gap.

La realtà italiana riconosce che il ruolo delle donne è aumentato negli ultimi dieci anni. Le donne appaiono soddisfatte di sé ma non del mondo e della società, rileva l’indagine: si dichiarano soddisfate delle vita familiare, delle capacità professionali e scolastiche e di se stesse ma identificano in fattori critici il lavoro e la qualità della vita nelle città. La loro giornata è frenetica e appare più intensa di quasi due ore rispetto alla giornata tipica di un uomo: la mancanza di tempo coinvolge il 55% circa delle italiane che finiscono per trascurare soprattutto se stesse. Per il 49% il tempo è scarso o molto scarso. Solo il 41% degli uomini contro il 51% delle donne afferma di trascurare se stesso per mancanza di tempo. Sul lavoro, organizzazione familiare sbilanciata (51%), inadeguatezza del mondo del lavoro rispetto alle esigenze (48%) e ostruzionismo degli uomini nell’ambiente lavorativo (46%) sono le principali ragioni individuate in generale dagli italiani come ostacolo alla vita professionale delle donne, anche se le percentuali divergono soprattutto per quanto riguarda la prima voce (indicata dal 56% delle donne rispetto al 44% degli uomini). Fra le ragioni indicate come causa di discriminazione delle donne sul lavoro, le principali sono la diversa possibilità di fare carriere (indicata dal 58% delle donne), la maggiore difficoltà di poter scegliere di avere figli (51%) e il riconoscimento delle proprie capacità (42%).

Lavoro e figli sono dunque un "binomio spesso in antitesi, soprattutto per le donne, se è vero – scrive la ricerca – che tra di loro 15 su 100 hanno dovuto spostare in là nel tempo la maternità e che un terzo di queste lo ha dovuto fare per il timore di rimanere senza lavoro": in particolare, l’8% delle donne dice di aver rinviato una maternità "per paura di non riuscire a conciliare figli e lavoro" e il 5% "per paura di perdere il lavoro". Non manca il problema legato al cambiamento degli stili di vita e a un aumento di flessibilità che non è stato accompagnato da una analoga evoluzione dei servizi (come negli orari degli asili). L’indagine delinea ancora un paese violento verso il mondo femminile: la violenza è considerata inoltre diffusa sia dalle donne che dagli uomini e ben il 17% delle donne ha dichiarato di aver modificato il proprio comportamento in ragione della paura.

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