SOCIETA’. Parlamentari donne più attive degli uomini. Arrivano le pagelle di “Camere aperte”

I parlamentari, chi sono veramente costoro? Li conosciamo singolarmente oppure preferiamo fidarci di quello che si dice su di loro e delle opinioni diffuse attorno al loro lavoro? Questi sono alcuni dei quesiti alla base di un processo in atto, ma non ancora attualizzato, e cioè la democratizzazione della politica. Oggi abbiamo a disposizione nuove tecnologie dell’informazione che rendono possibile a tutti i cittadini di accedere all’attività dei parlamentari, col fine di controllare e di seguire il lavoro del rappresentante che noi stessi abbiamo scelto.

Proprio da queste premesse è nato "Camere aperte", il Rapporto sulle attività dei parlamentari nel primo anno della XVI Legislatura (2008-2009), frutto della collaborazione tra Cittadinanzattiva, Controllo Cittadino e Openpolis.

"Noi pensiamo che si debba passare dalla critica generica, quella basata sulla prospettiva della casta, ad un controllo ad personam, che verifica singolarmente il lavoro individuale, inserendosi nel dibattito politico interno". E’ quanto ha dichiarato Antonio Gaudioso, vicesegretario di Cittadinanzattiva alla presentazione del Rapporto "Camere aperte" che si è svolta oggi a Roma, cui hanno preso parte anche alcuni parlamentari, dai più virtuosi, secondo il Rapporto, ai più fannulloni.

La scala di valori, come le pagelle scolastiche, va da 0 a 10 e misura la quantità dell’attività parlamentare, poiché l’analisi qualitativa richiede standard di valutazione più approfonditi ed è, in questo casa, delegata alla libertà di valutazione di ogni cittadino. Dunque, in base all’indice di attività e di presenze al voto dei parlamentari, si è stilata una classifica dei partiti, sia per la Camera, sia per il Senato.

Il partito più attivo, in assoluto sia alla Camera sia al Senato, è risultato l’Italia dei Valori, con una media di attività che è comunque insufficiente (3,57, a scuola sarebbe un’insufficienza più che pesante!). L’Italia dei Valori interviene quindi di più del Pd in aula, nelle redazioni delle proposte di legge, nei lavori delle commissioni; la maggioranza di Governo, invece, è più presenzialista al momento del voto. I deputati della Lega sono i più "appassionati" del voto, con l’86% delle presenze, seguiti dal Pdl (83%) e dal Pd (81%); stesso podio per i senatori, con la Lega al 93%, il Pdl all’86% e il Pd all’82%.

La Regione più attiva, in base al collegio elettorale di riferimento dei deputati e dei senatori, è il Molise, con un indice medio di attività di 3,9 alla Camera e di 3,1 al Senato. Mentre scompare la distinzione tra Nord e Sud, dal punto di vista dell’attività parlamentare delle Regioni, si impone un’altra differenza: quella di genere.

Le donne sono decisamente più presenti e attive degli uomini: alla Camera le donne battono gli uomini con il 2,7 contro il 2,2; al Senato le donne vincono 3 a 2.

E il premio di deputata più attiva se l’è aggiudicato con un bel 10 in pagella Angela Napoli, eletta in Calabria nelle liste del Pdl; voto massimo anche per la senatrice Donatella Poretti, eletta per il Pd in Puglia. Premio fannullone, invece, per il deputato Denis Verdini, eletto in Toscana per il Pdl, che riceve uno 0,09 e per il senatore Marcello Pera, ex presidente del Senato eletto nel Lazio che ottiene uno 0,18. Niccolò Ghedini (Pdl Veneto) e Massimo D’Alema (Pd Puglia) arrivano rispettivamente secondo e terzo nella classifica dei fannulloni della Camera, mentre in quella del Senato il secondo e terzo posto vanno a Beppe Pisanu (Pdl Sardegna) e Marcello Dell’Utri (Pdl Lombardia).

Tra i membri del Governo il più assenteista è Maurizio Balocchi che ha collezionato il 37% di assenze al voto non giustificate da missioni istituzionali. Lo seguono Elio Vito, con il 32% di assenze ingiustificate, e Paolo Romani, con il 27%. I più assidui sono Nicola Cosentino con il 69% di presenze al voto e Giacomo Caliendo con il 56%.

"Da sempre sono convinta – ha affermato Angela Napoli – della necessità di mettere a conoscenza il cittadino dell’attività politica; da sempre critico agli elettori il fatto di interessarsi al rappresentante politico soltanto al momento del voto, lasciandolo andare poi nella direzione in cui vuole, creando così il distacco con l’eletto. Questo Rapporto – ha aggiunto Napoli – è importante anche in termini di incentivo per chi lavora all’interno del Parlamento che, soprattutto ultimamente, si è sentito mortificato o poco utile, rispetto alla prevalenza assoluta di quest’anno dei provvedimenti governativi. Dunque questo di oggi è per me un grosso riconoscimento, che fin’ora non mi è arrivato né dal Governo né dal mio gruppo di appartenenza".

"Devo premettere che la quantità non è sempre sinonimo di qualità – ha dichiarato Donatella Poretti -e dunque vorrei difendere qualche capogruppo che lavora e che non sempre firma le proposte di legge, risultando, in questo rapporto, come un fannullone. Credo, però, che questo rapporto sia moltoimportante poiché mette al centro dell’attività politica la responsabilità individuale".

Oltre alle pagelle dei voti, il Rapporto "Camere aperte" presenta altri spunti di riflessione. Significativa è la quasi assoluta assenza di iniziativa legislativa autonoma delle Camere e del voto su leggi di iniziativa popolare. In questo primo anno di Legislatura, infatti, il Parlamento si è occupato quasi totalmente di tradurre il Legge le iniziative del Governo: ben 61 Leggi sulle 68 approvate (il 90%). I disegni di legge presentati dalle Regioni (sono stati 21), dai cittadini (sono stati 12) e dal Cnel, hanno totalizzato lo 0% dei voti, cioè non sono mai stati presi in considerazione.

"Il Parlamento è l’organo depositario della sovranità popolare, come recita l’articolo 138 della Costituzione, e un punto fondamentale della crisi della rappresentanza sta proprio nella scarsa considerazione che si dà alle iniziative popolari – ha dichiarato il giuslavorista Gregorio Gitti, Presidente della Fondazione Etica – Si dovrebbe prendere esempio dal modello svizzero che obbliga le Camere ad esprimersi, almeno con un sì o con un no, sulle proposte popolari sostenute da un certo numero di cittadini. Inoltre bisognerebbe pretendere la trasparenza sui nominativi delle commissioni di esperti che sono chiamati a dare pareri sulle proposte legislative. Da un po’ di tempo queste commissioni tirano fuori testi di legge di qualità scadentissima".

di Antonella Giordano

 

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