SOCIETA’. Pensioni a 62 anni e più giovani nel mondo del lavoro. Il Libro Verde di Sacconi

Meno ritardi nei percorsi scolastici dei giovani, più esperienze lavorative durante il periodo di studio e politiche di ingresso immediato dei ragazzi nel mondo del lavoro. Una spesa sociale da riorientare in direzione della lotta alle discriminazioni, al contrasto della povertà, alla prevenzione dei bisogni e all’abbattimento delle barriere.

E’ un nuovo modello sociale, più agevole e in grado di fornire risposte unitarie e non settoriali, un welfare delle opportunità che si rivolge alla persona nella sua integralità, capace di rafforzarne la continua autosufficienza, intervenendo con un’offerta personalizzata e differenziata, stimolando comportamenti di vita e stili responsabili. E’ questo l’obiettivo cui si volge il Libro Verde presentato dal Ministro del Lavoro, Salute e Politiche Sociali, Maurizio Sacconi. "La vita buona nella società attiva", è questo il titolo del Libro Verde sul futuro del modello sociale italiano. Con questo titolo si vuol fare riferimento ad un salto culturale che abbraccia la persona nella sua totalità, considerando la sua valorizzazione come il risultato dello sviluppo economico e di quello sociale.

"Una società ha futuro soltanto se investe su sé stessa; e una società orientata al futuro deve dare prospettive di riferimento e certezze in primo luogo alle generazioni più giovani". Per generare più ricchezza bisogna prevenire le malattie, promuovere ambienti sicuri, investire nella ricerca biomedica e nell’innovazione industriale, garantendo il continuo aggiornamento delle conoscenze e delle competenze e coinvolgendo i lavoratori nella vita dell’impresa. Sostenendo la creazione di posti di lavoro, costruendo strumenti di orientamento e di accesso al lavoro personalizzati, valorizzando un sistema retributivo che incoraggi la produzione di ricchezza, si contrasta anche la povertà.

La proposta di Sacconi, per risolvere il problema della sostenibilità del sistema pensionistico pubblico, è quella di innalzare l’età minima della pensione a 62 anni. Quindi bisogna ridurre l’intervento pubblico nelle pensioni e nella sanità; negli altri comparti della spesa sociale si deve incrementare la dimensione del privato, attraverso lo sviluppo di fondi su base contrattuale, di forme di mutualità, di assicurazioni individuali o collettive. Le organizzazioni rappresentative dei lavoratori e dei datori di lavoro possono dar vita ad un welfare negoziale: collocamento, ammortizzatori, formazione, sanità integrativa, certificazione dei contratti.

Infine il Libro Verde auspica l’introduzione del federalismo fiscale che, però, dovrà evitare il rischio dell’innalzamento della pressione fiscale nelle zone in cui la gestione è più inefficiente. Altrimenti il federalismo diventerebbe una forma di punizione nei confronti di cittadini che non hanno colpa di essere mal amministrati. Per alcuni territori si potrà pensare all’ipotesi di commissariamento dell’intero istituto regionale, consegnandone i libri agli elettori e alle elettrici. Nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale si impone una specifica esigenza di separazione tra la funzione di indirizzo politico e quella di gestione delle Aziende sanitarie grazie a criteri più trasparenti di selezione di Direttori Generali e Direttori di unità operative.

Insomma l’obiettivo è quello di costruire una società attiva per recuperare il rallentamento subito dall’Italia negli ultimi 10 anni, che ha prodotto un tasso di crescita pari a meno della metà della media dell’Europa a 15 (1,3 contro 3,2 per cento) e un PIL pro capite che, a parità di potere di acquisto, è inferiore di ben 9 punti percentuali alla media europea.

Per consultare il testo pubblico del Libro Verde cliccare qui

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