SOCIETA’. Perché l’Italia non cresce? Le risposte di Draghi

Gli equilibri economici mondiali stanno cambiando e l’economia italiana ne risentirà più di altre. Senza grosse differenze tra Nord e Sud, perché la stagnazione di produttività è un problema del Paese intero. Lo ha detto il Governatore di Bankitalia, Mario Draghi, nella lezione magistrale che ha tenuto oggi al convegno in ricordo di Giorgio Fuà, presso la Facoltà di Economia dell’Istao. Draghi ha ribadito che l’economia italiana è da anni incapace di crescere a tassi sostenuti, perdendo competitività rispetto ai partner europei.

Un dato su tutti: nel decennio 1998-2008 la produttività del lavoro in Germania è aumentata del 22%, in Francia del 18%, in Italia del 3%. A fronte di un calo di produttività c’è poi un aumento del costo del lavoro. Quali sono le ragioni di questa situazione? Sicuramente un "modello di sviluppo tardivo" dell’Italia e una segmentazione della struttura produttiva in imprese "moderne" e "pre-moderne". E c’è il fenomeno dell’occupazione irregolare che è al 12%: "senza una graduale stabilizzazione dei rapporti di lavoro precari – ha detto Draghi – si indebolisce l’accumulazione di capitale umano specifico, con effetti negativi sulla produttività".

Secondo il Governatore di Bankitalia, un ostacolo alla crescita italiana è anche la mancanza di concorrenza nel settore dei servizi, dove la liberalizzazione si è interrotta. Draghi ricorda che le misure di liberalizzazione del commercio al dettaglio, prese nel 1998, favorirono occupazione e produttività.

Un altro argomento legato alla crescita economica è quello degli indicatori di benessere: bisogna avere un approccio più ricco che consideri, ad esempio, anche il risparmio accumulato nel tempo dalle famiglie, oltre che i flussi di reddito e consumo. Misurare il benessere collettivo di un paese non è facile poiché esso non è legato soltanto al reddito, ma anche alla qualità della vita che spesso è data da percezione soggettiva. "La politica economica che deve rispondere alle vere aspirazioni dei cittadini non può non tenere conto di tutti gli indicatori: soggettivi, oggettivi".

E’ necessario far fronte a questa situazione di inattività e di bassa mobilità sociale, in cui si trova l’Italia, perché, a lungo andare ciò potrebbe generare un declino protratto. "Dobbiamo tornare a ragionare sulle scelte strategiche collettive – ha concluso Draghi – con una visione lunga. Cultura, conoscenza, spirito innovativo sono i volani che proiettano nel futuro. La sfida, oggi e nei prossimi anni, è creare un ambiente istituzionale e normativo, un contesto civile, che coltivino quei valori, al tempo stesso rafforzando la coesione sociale".

 

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