SOCIETA’. Piace il fronte del “vietato ai bambini”. Nuove opportunità di marketing?

Toglietemi tutto, ma soprattutto lo schiamazzo dei bambini. Non sarà propriamente questo il pensiero di chi viaggia, ma pare certo che sugli aerei una delle lamentele più ricorrenti registrate da molti viaggiatori sia la vicinanza di bambini che urlano, piangono, fanno schiamazzi, soprattutto quando i genitori rinunciano a controllare la vivace prole. Secondo un’indagine condotta da TripAdvisor, sito di recensioni di viaggio, su 9 mila viaggiatori, emerge – riporta online la Repubblica – che fra i comportamenti meno sopportati in volo ci sono schiamazzi, grida e calci ai sedili da parte degli inquieti baby viaggiatori. Addirittura il 20% degli intervistati pagherebbe di più il biglietto per viaggiare su un aereo senza bambini.

Poca sopportazione? Stress irrimediabile che porta a non avere più comprensione per la vivacità dei pargoli e per i loro disagi? Il fenomeno in realtà sembra più complesso, se già nel 2010 il Corriere della Sera segnalava la diffusione del fronte "no kids", soprattutto in diversi paesi europei dove "la tendenza si è già estesa a ristoranti, alberghi e caffè, gaiamente kinder verboten, dove cioè le piccole pesti (ma anche quelle angeliche) sono bandite", si leggeva nell’articolo.

In realtà, un qualche approfondimento si può fare ed è stato fatto, in Italia, dall’Eurispes nel suo rapporto Italia 2011. L’istituto ha analizzato il fenomeno della scelta di non avere figli da parte dei nuclei familiari e si è soffermato sul movimento dei childfree, "piuttosto radicale, composto da membri che si identificano in una presa di posizione vera e propria, connotata dalla precisa volontà ed intenzione di non avere figli".

Al di là dell’analisi sociale, economica, psicologica della scelta, emerge un fatto: il mercato ha identificato in tali persone un target e, in qualche modo, lo sta seguendo attraverso nuove strategie di marketing. Scrive infatti l’Eurispes che il mercato "accoglie tali istanze, tendenze ed esigenze emergenti con la nascita di divieti alla ‘baby clientela’ nei bar, nei ristoranti, negli alberghi, nelle strutture per il benessere, addirittura sui voli aerei". Come sembra rilevare appunto l’indagine di TripAdvisor.

Continua ancora il rapporto Eurispes: "Gli esempi sono numerosi, in tutto il mondo: in Germania si può incorrere in annunci immobiliari che promettono l’assenza dei piccoli ed in parchi naturali che escludono i bambini dai propri potenziali visitatori; in Spagna, Svezia e Austria esistono alberghi che negano l’accesso alla clientela ‘under 14′, in Gran Bretagna e Stati Uniti alcune compagnie aeree accolgono solo passeggeri adulti". Ma un mondo fatto solo di adulti seri e tranquilli, non sarà in fondo in fondo un po’ troppo silenzioso?

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