SOCIETA’. Piano Casa, Legambiente: “Tanto rumore per nulla”

"Tanto rumore per nulla". E’ questa l’opinione di Legambiente "sul cosiddetto Piano Casa, il provvedimento annunciato come panacea per il paese in crisi e che invece, a quattro mesi dal suo risonante annuncio, ancora fatica a decollare". "Il quadro che emerge nel Paese – ha dichiarato Edoardo Zanchini, responsabile energia e urbanistica di Legambiente – offre un’unica certezza: avremo un sistema di regole diverso in ogni Regione italiana. Come in un puzzle dove spiccano da un lato la Toscana, la Provincia di Bolzano e la Puglia, che hanno praticamente bloccato l’attuazione del provvedimento o posto seri vincoli, e dall’altro Veneto e Sicilia, che da subito si sono fatte paladine di una applicazione generosa con premi in cubatura dispensabili praticamente a qualsiasi tipo di edificio dovunque e comunque fosse collocato".

Legambiente ha voluto ricostruire il quadro delle norme e delle scelte regionali per elaborare una sorta di pagella, una classifica dei provvedimenti che hanno determinato il giudizio dell’associazione, sulla base di domande relative al rispetto degli standard di efficienza energetica e uso di fonti rinnovabili, ai permessi per gli interventi di allargamento, innalzamento, superfetazione di volumi, alla possibilità di allargamenti in aree delicate o protette, alle demolizioni e nuove cubature eventualmente consentite.

Dall’indagine emergono tre soli promossi: Regione Toscana, che incardina gli interventi possibili all’interno di quanto previsto dal Prg comunale, la Provincia di Bolzano che prevede alti standard energetici con la certificazione CasaClima C, nonché la Regione Puglia, anche se andrà tenuta sotto controllo la deroga ai piani regolatori concessa ai Comuni. Tutte le altre Regioni invece si barcamenano in modo diverso tra i vari criteri.

Secondo Legambiente, inoltre, è contraddittorio "il messaggio che viene lanciato ai cittadini e alle imprese: nei prossimi 18-24 mesi si potranno realizzare interventi edilizi con una procedura semplificata, in deroga ai Piani regolatori. Il tutto – si legge in una nota dell’associazione ambientalista – con qualche attenzione ambientale e energetica la cui entità dipende da dove si trova l’abitazione da ampliare o da demolire e ricostruire".

Per Legambiente la strada da seguire è un’altra: se si vuole dare un futuro al settore edilizio bisogna dare risposte all’emergenza abitativa e legarla a un vasto programma di riqualificazione energetica di case, quartieri, periferie. Come? Introducendo la certificazione energetica di tutti gli edifici, prevedendo uno standard obbligatorio di Classe A con un contributo minimo delle fonti rinnovabili (solare termico, fotovoltaico, ecc.) in tutti gli interventi edilizi.

E questo processo va accompagnato con regole chiare, un’adeguata fornitura di servizi e incentivi – a partire dalle detrazioni del 55% a regime – che aiutino la messa in sicurezza statica degli edifici anche attraverso interventi di demolizione e ricostruzione. "E poi basta premiare le seconde case e gli investimenti di privati e fondi speculativi nel mattone, con lo sviluppo di un mercato che ha reso le case inaccessibili proprio a chi ne avrebbe bisogno: nuove famiglie, immigrati, giovani".

I fondi che il Governo ha stanziato per il "vero piano casa" permetteranno di realizzare solo 5mila alloggi di edilizia residenziale pubblica il prossimo anno. Una cifra ridicola, che non è possibile nemmeno confrontare con quel che succedeva nel 1984, quando il settore pubblico realizzava direttamente attraverso l’edilizia sovvenzionata 34mila abitazioni e promuoveva attraverso l’edilizia agevolata o convenzionata 56mila abitazioni.

"Questi provvedimenti – conclude la nota di Legambiente – non risolveranno i problemi, anzi. Chi oggi non è proprietario dell’immobile in cui vive ed ha problemi di morosità e sfratto continuerà ad averli, mentre dilagheranno interventi diffusi di ampliamento che riguarderanno soprattutto le seconde case".

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