SOCIETA’. Presentato oggi il Rapporto diritti globali 2008: il quadro è nero

Oltre due milioni e mezzo di famiglie ufficialmente povere, pari all’11% della popolazione italiana; circa 7 milioni e mezzo di individui con un salario inferiore a 1000 euro; 6600 morti sul lavoro in 4 anni. Se a questi dati drammatici si aggiungono il caro vita, che in Italia ha raggiunto livelli tra i più preoccupanti d’Europa, e i seri problemi ambientali, si ottiene un quadro che è nero, senza ombra di dubbio. Nero come la copertina del Rapporto sui diritti globali 2008, presentato oggi a Roma.

Questo dossier annuale, alla sua sesta edizione, è promossa da Cgil, Arci, ActionAid, Antigone, Forum Ambientalista, Legambiente e Gruppo Abele ed è diventato un importante strumento di approfondita analisi del mondo globalizzato. Un volume unico, a livello internazionale, che affronta con sistematicità, nei suoi 12 capitoli, i temi fondamentali e critici del sistema-mondo di oggi e cerca di delineare i tratti di una globalizzazione diversa, centrata sui diritti umani e sociali, attenta alla costruzione di eguaglianza, democrazia e ricchezza per tutti. Un intero capitolo viene dedicato alla sicurezza, tema che attualmente, soprattutto in Italia, ha assunto una dimensione distorta.

"La percezione dell’insostenibilità di questo modello di sviluppo è diffusa – ha dichiarato il presidente nazionale dell’Arci, Paolo Beni – nonostante questo, però, non si riesce a formulare un modello alternativo, perché questo sistema sta facendo leva sulle contraddizioni che genera. Frammentazione sociale, tendenza alla chiusura identitaria, abbandono di ogni forma collettiva, in parole povere una diffusa precarietà su cui si sta costruendo una strategia della paura in nome del consenso immediato". E’ forte la denuncia di Paolo Beni verso le irresponsabilità della politica che hanno portato la forbice ad un punto di insostenibilità, dimostrando il suo debole ruolo decisionale anche nell’ultimo vertice della FAO, da cui è emersa l’impotenza di alcuni organismi internazionali. "Si sta scivolando in una visione delle relazioni sociali che disconosce sempre di più i diritti fondamentali delle persone – ha concluso Beni – Se non si recupera la dimensione dell’interdipendenza del mondo globale si rischia l’imbarbarimento".

Mentre il vertice Fao non è riuscito a dare soluzioni concrete al problema della fame nel mondo, anche l’emergenza climatica fa sentire le sue conseguenze drammatiche nei paesi poveri. "Sono già 150 milioni le persone nel mondo che rischiano di dover abbandonare la propria terra perché resa invivibile dagli effetti dei mutamenti climatici – ha dichiarato Maurizio Gubbiotti della segreteria nazionale di Legambiente – Spetta ai singoli governi e alla comunità internazionale intervenire nel proporre modelli energetici differenti, puntando su fonti pulite, rinnovabili, diffuse e democratiche. Solo in questo modo sarà possibile consumare meno e meglio, superando nello stesso tempo le differenze e le ingiustizie tra i popoli e le persone".

Dal globale al locale, si torna al fenomeno urbano del bisogno di sicurezza che nasconde un netto divario tra la percezione della minaccia e l’effettività dei fenomeni criminali. L’88% degli italiani pensa che nel suo Paese ci sia più criminalità rispetto a 5 anni fa, mentre nelle graduatorie statistiche stilate a livello europeo, l’Italia risulta essere un Paese relativamente sicuro: dati Eurostat dicono che la percentuale italiana del reato d’omicidio è di 1,19 su 100mila abitanti, al di sotto di Francia (1,56) e Regno Unito (1,49). Anche rispetto ai reati di strada in Italia si sta più sicuri: nel 2006 gli episodi di aggressioni, violenze sessuali e furti con violenza sono stati 139mila, mentre nel Regno Unito sono stati 10 volte tanto e in Francia più del doppio.

Un vero problema, giustamente avvertito, è invece quello della povertà, che aggiunge a quella reale quella differita. Secondo i dati della Banca d’Italia, i redditi dei lavoratori dipendenti sarebbero rimasti praticamente fermi dal 2000 al 2006; dal 2004 al 2006 sarebbero aumentati mediamente in termini monetari del 7,6%, ma solo del 2,6% in termini reali. Ma è la disuguaglianza dei redditi ad essere il dato più inquietante: al netto dell’inflazione per i lavoratori autonomi l’aumento è stato di +13,9%, per i dipendenti di +0,96% e, addirittura, gli impiegati hanno subito un calo del 2%. Infine essere donna, o immigrato extracomunitario o giovane apprendista o collaboratore in Italia significa essere al limite della povertà.

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