SOCIETA’. Rapporto Caritas, povertà in aumento tra le famiglie e i giovani

Nel 2010, i poveri in Italia sono aumentati dello 0,7% rispetto all’anno precedente passando dal 13,1% del 2009 (pari a 7,810 milioni) al 13,8% del 2010 (8,272 milioni di persone). Le famiglie in condizioni di povertà sono passate da 2,657 milioni a 2,734. Ad avere la peggio sono le famiglie con 5 o più componenti (passate dal 24,9 al 29,9%), quelle monogenitoriali (dall’11,8 al 14,1%), i nuclei residenti al Sud con 3 o più figli minori (dal 36,7 al 47,3%) e le famiglie di ritirati dal lavoro in cui almeno un componente non ha mai lavorato e non cerca lavoro (dal 13,7 al 17,1%). Ma la povertà è aumentata anche tra le famiglie che hanno come persona di riferimento un lavoratore autonomo (dal 6,2 al 7,8%) o con un titolo di studio medio-alto (dal 4,8 al 5,6%). Per queste ultime è aumentata anche la povertà assoluta, passando dall’1,7 al 2,1%.

Sono questi i dati allarmanti emersi dal Rapporto 2011 Caritas-Zancan su povertà ed esclusione sociale in Italia, presentato oggi a Roma. Dal 2007 c’è un continuo aumento di persone che si presentano ai Centri di Ascolto (CdA) e ai servizi Caritas; l’aumento più elevato si registra al Sud con un +69,3%. E ci sono i nuovi poveri che in 4 anni sono aumentati del 13,8% (al Sud del 74%): si tratta di persone che, pur risiedendo in una casa ed avendo un lavoro e vivendo all’interno di un nucleo familiare, hanno problemi economici.

Il raggio di azione della povertà economica si sta quindi progressivamente allargando, e coinvolge un numero crescente di persone e famiglie tradizionalmente estranee al fenomeno. Esiste, inoltre, una vera e propria "emergenza casa", come registrano i Centri di Ascolto: tra chi si rivolge alle Caritas, uno su quattro ha gravi problemi abitativi.

Il secondo problema più rilevante è quello dei giovani: il 20% delle persone che si rivolgono ai Centri di ascolto in Italia ha meno di 35 anni In soli cinque anni, dal 2005 al 2010, il numero di giovani è aumentato del 59,6%. Il 76,1% dei giovani che chiedono aiuto ai Centri di ascolto, non studia e non lavora. Infine, negli ultimi 4 anni (2007-2010), sono aumentate dell’80,8% le richieste di aiuto economico rivolte ai CdA.

Per il Codacons si tratta di dati sconcertanti che non sono degni di una Paese che vuole definirsi civile. Le istituzioni devono dare una risposta politica alla povertà, considerandola la vera priorità. Inoltre, solo riducendo il disagio economico di chi non arriva a fine mese si potrà rilanciare l’economia, attraverso una ripresa dei consumi dei beni necessari. Per questo il Codacons chiede al Governo di tornare sulla questione dei tagli lineari alle agevolazioni Irpef previsti dalla recente manovra, che, in assenza di una riforma complessiva dell’assistenza, peseranno, indipendentemente dal reddito, per il 5% nel 2012 e per il 20% nel 2013. Si tratta, infatti, di un’accetta che pesa sul capo dei poveri e dei "quasi poveri".

Per l’Associazione di consumatori è evidente che non è la stessa cosa ridurre le detrazioni per chi sta ristrutturando casa, e quindi si presume riesca ad arrivare alla fine del mese, e chi ha spese mediche, detrazione tagliata indipendentemente dal reddito complessivo dichiarato. Il Codacons quindi, chiede, mantenendo invariati i saldi di bilancio, di modulare diversamente la percentuale del taglio, alzando quello di chi acquista una cucina, ha spese sportive o un’assicurazione sulla vita e abbassando o annullando del tutto (almeno sotto un certo reddito) il taglio di chi, ad esempio, ha spese funebri o per disabili.

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