SOCIETA’. Rapporto Censis: l’Italia del 2010 è stanca e appiattita

Una società appiattita che ha resistito alla crisi, ma che nel frattempo ha perso il desiderio e il vigore per affrontare le sfide del futuro. In Italia "si vive senza norma, quasi senza individuabili confini della normalità, per cui tutto nella mente dei singoli è aleatorio vagabondaggio, non capace di riferirsi ad un solido basamento".

E’ questa la desolante fotografia del nostro Paese scattata dal Censis nel suo 44° Rapporto presentato oggi a Roma. La società italiana, nel 2010, è quindi una società appiattita che stenta a ripartire. Mentre il resto del mondo, per uscire dalla crisi, stimola tutte le energie professionali con l’auto-imprenditorialità, in Italia, proprio negli ultimi anni, si è ridotto in modo significativo il lavoro non dipendente: 437.000 imprenditori e lavoratori in proprio (artigiani e commercianti) in meno dal 2004 al 2009 (-7,6%).

I tre pilastri su cui si sono rette le famiglie italiane per resistere alla crisi, sono mattone, liquidità e polizze. Nel primo trimestre del 2010 i mutui erogati sono aumentati in termini reali del 10,1% rispetto alla stesso periodo del 2008, superando i 252 miliardi di euro. Nel biennio è aumentata la liquidità detenuta dalle famiglie (+4,6% in termini reali i biglietti e depositi a vista, +10,3% gli altri depositi). Nei primi nove mesi del 2010 i premi per nuove polizze vita sono aumentati del 22% rispetto allo stesso periodo del 2009. Tra le famiglie che fronteggiano pagamenti rateali, mutui o prestiti di vario tipo, il 7,8% dichiara di non essere riuscito a rispettare le scadenze previste, il 13,4% lo ha fatto con molte difficoltà, il 38,5% con un po’ di difficoltà: a soffrire di più sono state le famiglie con un genitore e le coppie con figli.

Hanno raggiunto un livello massimo i consumi "obbligati" delle famiglie: superano il 30% della spesa famigliare complessiva, mentre nel 1970 erano il 18,9% e nel 1990 il 24,9%. Crescono le forme di pagamento cui non ci si può sottrarre; gli aumenti tariffari per il prossimo anno saranno quasi 1.000 euro a famiglia. Poi ci sono i contributi aggiuntivi per le scuole dell’obbligo, le fasce blu per i parcheggi, le multe che sostengono le esangui casse dei Comuni, le revisioni di auto e caldaie, le parcelle per la dichiarazione dei redditi. Nel complesso, il Censis calcola che una famiglia di tre persone paga ogni anno 2.289 euro per questa "tassazione occulta". La famiglia italiana continua ad essere quasi l’unica forma di welfare del Paese.

Questa crisi quindi vede da un lato le famiglie che stringono per andare avanti e dall’altro la politica che litiga e non decide: il 34,4% degli italiani ritiene che la classe politica litigiosa sia il principale problema che grava sulla ripresa economica del Paese. Per realizzare un’opera pubblica nel settore dei trasporti di valore superiore a 50 milioni di euro ci vogliono ancora mediamente 3.942 giorni, quasi 11 anni. I lavori dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria sono stati avviati nel 1997 e il loro completamento, fissato al 2003, è stato posticipato prima al 2008 e poi al 2013.

E come sarà l’Italia tra 20 anni? Innanzitutto più vecchia: ci saranno un milione di giovani in meno. Crescerà il divario tra Nord e Sud. Per restare un grande Paese è necessaria una visione di medio periodo: serviranno nei prossimi dieci anni 480 mila nuovi posti di lavoro all’anno e 12 miliardi di euro all’anno per ridurre il debito pubblico.

"Drammatico il quadro fotografato oggi dal Censis – commenta Federconsumatori – Come ribadiamo da molto tempo, purtroppo, il Paese si trova di fronte ad uno scenario desolante, in cui il 91% delle famiglie dei disoccupati è a rischio povertà; il 40% degli italiani non ha risparmi a disposizione e, aggiungiamo noi, secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, il potere di acquisto delle famiglie è crollato del -9,6% dal 2007 ad oggi; i consumi di Natale subiranno, secondo le prime stime, un tracollo dell’11% (che si sommerà al -23% dello scorso anno) e, dei 35,8 miliardi del monte tredicesime, oltre il 75% sarà destinato al pagamento di bollette, mutui e rimborsi di prestiti pregressi".

"Di fronte a dati simili non si prospetta nulla di buono all’orizzonte, a meno che non si decida di intervenire in maniera determinata e risoluta per invertire questa tendenza" – dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef – Ad aggravare la situazione, poi, vi è l’esasperazione per la situazione politica delicata ed instabile che si è venuta a creare nel nostro Paese, con il risultato di allontanare sempre di più la discussione dai problemi gravi ed urgenti che affliggono le famiglie. Per questo, al di là di quello che accadrà il 14 dicembre, chiunque sia incaricato delle responsabilità di Governo non potrà rimandare oltre misure ed interventi urgenti, disponendo politiche economiche improntate al sostegno della domanda di mercato, indispensabile per rilanciare i consumi e l’intera economia, ed al rilancio degli investimenti per lo sviluppo tecnologico e per la ricerca, necessari per la competitività del Paese a livello internazionale, nonché per le importanti ricadute sull’occupazione".

 

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