SOCIETA’. Rapporto Ocse: come risponde la Protezione Civile italiana alle emergenze?

Dal terribile terremoto di Haiti, alla nube di cenere provocata dall’eruzione del vulcano islandese. Senza dimenticare il pesante terremoto che ha colpito l’Abruzzo ad aprile 2009. Nell’ultimo anno si sono susseguiti una serie di eventi disastrosi che hanno posto con forza l’esigenza di strategie di protezione civile globali e condivise. L’Italia è uno dei Paesi europei che deve confrontarsi con diverse categorie di rischi. E il sistema italiano di Protezione Civile ha la capacità di "valutare la gravità di un evento, adeguare gli interventi al livello di criticità ed integrare in un modello operativo composito risorse umane provenienti da diverse istituzioni e organizzazioni, sia pubbliche che private".

E’ quanto è emerso dal Rapporto dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) sulla Protezione Civile italiana, che è stato presentato ieri a Palazzo Chigi dal Segretario generale dell’OCSE, Angel Gurrìa. L’Ocse ha analizzato, nel periodo tra il 2008 e il 2010, la capacità di risposta dell’Italia al rischio di terremoti, eruzioni vulcaniche, incendi boschivi, alluvioni e tsunami ed il livello di preparazione in caso di disastri.

Tra le "buone pratiche" che contraddistinguono il modello italiano, c’è la collocazione del Dipartimento della Protezione Civile sotto la diretta responsabilità del Presidente del Consiglio, che garantisce un approccio unitario e coerente nella risposta all’emergenza. Altre buone pratiche evidenziate dal Rapporto sono la sinergia tra ricerca scientifica e competenze tecnologiche che garantisce l’eccellenza di un sistema di allerta in grado di orientare efficacemente le decisioni di gestione della crisi; la rete di allertamento costituita dai Centri Funzionali e l’integrazione del volontariato come componente essenziale del sistema di protezione civile, anche attraverso una legislazione volta ad incoraggiarne il coinvolgimento.

Il Rapporto indica, infine, alcuni aspetti su cui il Sistema italiano di Protezione Civile deve lavorare per migliorare la gestione delle emergenze future:

  • sviluppare un programma per dare visibilità al legame cambiamenti climatici/disastri naturali;
  • completare la rete dei centri funzionali regionali;
  • unificare i numeri di emergenza, sul modello del numero unico europeo;
  • migliorare la comunicazione, anche attraverso mappe del rischio;
  • snellire la legislazione per chiarire i ruoli dei diversi attori coinvolti nel Servizio Nazionale

 

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