SOCIETA’. Rapporto annuale Censis: c’è ripresa, anche se silenziosa

In Italia la ripresa c’é anche se l’affermazione può apparire nel clima odierno troppo ottimistica ma non è ingiustificata se si elencano le forti scelte soggettive che sul piano economico/imprenditoriale si sono manifestate nel corso del 2006. E’ il quadro fatto dal Censis nel 40/mo Rapporto annuale che apre la sua interpretazione con un "messaggio ottimistico".

L’affermazione non è ingiustificata se si elencano le forti scelte soggettive che sul piano economico/imprenditoriale si sono manifestate nel corso del 2006. In particolare le scelte di quegli imprenditori, piccoli e medi, che hanno perseguito strategie di "nicchia alta" a livello globale sui bisogni sofisticati del lusso; di quegli imprenditori che hanno sviluppato una strategia "meticcia" combinando ruoli industriali, logistici, commerciali, finanziari, di import-export; delle aziende che sviluppano a livello internazionale produzioni "su misura" e "su ordinazione"; degli stessi imprenditori che sembravano condannati al "buco nero" dei loro settori (auto, tessile-abbigliamento, calzaturiero) e che hanno reagito con vitalità ed intelligenza; di quegli imprenditori e manager che hanno dimostrato voglia di diventare big player nei settori di appartenenza (nel credito come nella cantieristica); nonché dei molti soggetti localistici (distretti industriali, alcune grandi città, aree ad economia borghigiana) che stanno rendendo compatto il tessuto economico del territorio.

Perché di fronte a questa vitalità espressa sui vari mercati internazionali si tende ad avere una percezione collettiva pessimistica? Verosimilmente perché c’è un reciproco "altrove" di posizioni: le dinamiche positive sono altrove rispetto alle scelte politiche, sono addirittura fuori d’Italia e fuori dei calcoli sul prodotto "interno"; e sentono come legittimate altrove le scelte politiche correnti, centrate su una triade di impegni (manovre fiscali di redistribuzione; istanze riformiste di fase due; difesa a oltranza degli interessi, financo in piazza) che prendeno tutto il campo del dibattito e dell’opinione, con un rigonfiamento rancoroso che si alimenta del clima pessimistico e se ne rende al tempo stesso mittente e destinatario.

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