SOCIETA’. Referendum, ancora caos sul voto all’estero. MDC si costituisce innanzi alla Consulta

Manca ormai una settimana al referendum che sta mettendo in crisi il Governo. Dopo l’ok della Cassazione al quesito sul nucleare, il 12 e 13 giugno i cittadini potranno votare su 4 quesiti: 2 schede, la rossa e la gialla, chiedono di abrogare la legge secondo cui la gestione del servizio idrico può essere affidata a soggetti privati e la tariffa del servizio idrico integrato può essere determinata "in base all’adeguata remunerazione del capitale investito"; con la scheda verde si chiede di abrogare il legittimo impedimento per il Presidente del Consiglio e per i Ministri; con la scheda grigia si chiede di impedire la costruzione di centrali nucleari in Italia.

Intanto il Governo, cui non è piaciuta la decisione della Corte di Cassazione, si è rivolto alla Consulta.

Il Movimento Difesa del Cittadino si è costituito innanzi alla Corte Costituzionale con l’avvocato Gianluigi Pellegrino, chiedendo alla Consulta di garantire il diritto costituzionale alla celebrazione della consultazione indetta con il decreto del Capo dello Stato del 23 marzo 2011. "Si tratta di un diritto costituzionale – si legge nell’atto predisposto dall’avvocato Pellegrino – di tutto il corpo elettorale e non è disponibile né rinviabile, tanto meno per volontà del Parlamento che in realtà costituisce la controparte dell’iniziativa referendaria, sicché è singolare la pretesa del Governo che siano supposte ambiguità parlamentari dell’ultima ora ad eludere il diritto del corpo elettorale". "Ed infatti – illustra ancora il legale – solo una norma satisfattiva dell’obiettivo referendario può dare luogo all’eccezionale interruzione di una consultazione già indetta, come del resto non è mai avvenuto nella storia repubblicana. Pertanto – osserva Pellegrino nell’interesse di MDC – una volta accertato che anche la legge omnibus continua a contemplare il programma nucleare, assegnando anzi al Governo un termine acceleratorio per provvedervi (non oltre 12 mesi), la pretesa del Governo all’annullamento della consultazione equivale a richiedere un inammissibile trauma costituzionale. Ed è singolare che questa richiesta venga rivolta dal Governo alla Corte costituzionale che nel nostro ordinamento garantisce in primo luogo il rispetto delle attribuzioni costituzionali, tra cui prima di tutte quelle ascrivibili all’intero corpo elettorale quale fondamento della democrazia".

Conclude l’atto predisposto dall’avvocato Pellegrino per MDC:" Si chiede all’eccellentissima Corte costituzionale, accertato il permanere dell’opzione nuclearista anche nel DL Omnibus, di confermare lo svolgimento della consultazione con ogni formula di legge nell’interesse di tutti i cittadini votanti".

Il Comitato ‘Vota Sì per fermare il nucleare’ torna a denunciare le incertezze e le complicazioni del voto all’estero, voto che, poiché viene incluso per calcolare l’asticella del quorum, può essere determinante per l’esito del referendum. "Ci arrivano centinaia di segnalazioni di problemi, ostacoli e presunte irregolarità sul voto all’estero – si legge in una nota del Comitato – Per di più, dopo la sentenza della Cassazione, gli italiani che devono ancora spedire le schede navigano nell’incertezza e non sanno se la scheda grigia che hanno ricevuto va votata perché sarà comunque ritenuta valida oppure no". E chiede un intervento del Ministero dell’Interno: "Purtroppo dal Ministero, a questo proposito, non arriva nessun chiarimento. Non capiamo perché – protestano le oltre 80 associazioni del Comitato – nonostante le nostre ripetute sollecitazioni il Viminale non abbia ritenuto di fare ufficialmente chiarezza sulla questione delle schede votate all’estero. Dobbiamo pensar male?"

Tra le segnalazioni ricevute dai cittadini italiani all’estero, spiega il Comitato, casi di elettori che hanno richiesto di votare in Italia e, dopo aver ottenuto l’iscrizione nelle liste comunali hanno ricevuto anche il plico dal consolato, risultando iscritti così due volte in due diverse liste elettorali. Oppure schede arrivate senza vidimazione, oppure in buste segnate con croci. Ancora: alcuni elettori in Brasile segnalano di non aver ricevuto il plico alla loro residenza, essendo stati così obbligati a fare centinaia di chilometri per recarsi al consolato. Oppure, è successo in Germania, arrivano segnalazioni di mille plichi non consegnati affatto".

E nei giorni scorsi il referendum sul nucleare ha acquisito anche elementi da "giallo": Enel ha denunciato il furto, negli uffici romani dell’area nucleare a Tor di Quinto, di un computer contenente documenti aziendali relativi a studi e analisi preliminari, privi di risvolti operativi, sulle caratteristiche di siti per impianti nucleari in Italia e all’estero. "E’ davvero singolare – scrive l’azienda in una nota ufficiale – che un furto così mirato avvenga proprio a pochi giorni dalla tornata referendaria".

 

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