SOCIETA’. Regione Lazio: “Degrado sociale non può essere un’attenuante in caso di stupro”

La Corte di Appello di Roma, in tema di stupri contro le donne approva una sentenza choc che inventa attenuanti generiche nel caso in cui atti brutali dipendano da degradate condizioni ambientali. E’ allucinante – dichiara Maria Antonietta Grosso, presidente della Commissione Politiche Sociali della Regione Lazio e capogruppo dei Comunisti Italiani – che possa accadere dinanzi ad uno stupro subito da una bambina il trovare pretesti che mortificano la dignità della persona e le stesse leggi dello Stato.

Alla mia denuncia si è unita immediatamente quella delle altre consigliere regionali e dell’Assessore al Lavoro e alle Pari Opportunità, Alessandra Tibaldi. Siamo convinte, dopo aver fatto approvare in Consiglio Regionale – prosegue Maria Antonietta Grosso – un emendamento per rafforzare il capitolo di spesa in merito alle norme per l’istituzione di centri antiviolenza o case rifugio per donne maltrattate, che vanno potenziate tutte quelle proposte che combattono alla radice le condizioni che, spesso, generano bestialità e tuttavia mai, come nel caso della violenza sessuale, possono essere riconosciute delle attenuanti. Dobbiamo, in sostanza, valorizzare e potenziare i consultori, realizzare un portale che consenta di sapere e conoscere i propri diritti, senza dimenticare la condizione dei migranti.

Precisa, inoltre, l’assessore Tibaldi: "un lavoro utile e davvero necessario e proporre e riproporre, a partire dalle scuole di ogni ordine e grado, in luoghi sociali e culturali, l’educazione sessuale, perché il vero degrado è il non creare le condizioni per conoscere, a partire da se stessi, dal proprio corpo per poi relazionarsi, civilmente ed in maniera armoniosa, con gli altri. Il tema della sessualità è un tutt’uno con le nostre esistenze, ignorarlo è favorire processi degenerativi dai quali sarà sempre più complesso tirarsene fuori".

 

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