SOCIETA’. Ricerca Censis su collaboratori domestici: il 44% ha avuto incidente in casa

Sono oltre due milioni le famiglie italiane che ricorrono all’aiuto, al sostegno e al welfare fai da te rappresentato da colf, collaboratori domestici e "badanti", diventati sempre più presenza diffusa: sono infatti 1,5 milioni i collaboratori nelle case degli italiani, con un aumento del 42% rispetto al 2001. Sono 2 milioni 412 mila le famiglie italiane che ricorrono ai servizi di collaboratori domestici (una su dieci), che nel 2009 hanno raggiunto la cifra record di 1 milione 538 mila. Per il 62% dei collaboratori la situazione lavorativa è in nero o con una evasione contributiva parziale. E scarsa è l’attenzione, ma anche la consapevolezza, dei rischi legati al lavoro in casa: il 44% ha avuto un incidente nell’ultimo anno ma spesso non l’ha neanche denunciato alle famiglie. Sono alcuni dei dati che emergono dalla ricerca "Dare casa alla sicurezza. Rischi e prevenzione per i lavoratori domestici", realizzata dal Censis con il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che evidenzia come la sicurezza dei lavoratori domestici continui a rappresentare uno dei coni d’ombra più rilevanti dell’attuale sistema di organizzazione della sicurezza sul lavoro.

Qual è lo stato dei rischi e degli incidenti? Difficile rappresentare il fenomeno con statistiche ufficiali che non riescono a cogliere il fenomeno. Comunque, "nel 2008 sono stati registrati 3.576 infortuni riguardanti il personale domestico, di cui 2 mortali. Ma l’indagine del Censis – si legge in una nota stampa – rivela cifre molto più preoccupanti. Il 44,3% dei lavoratori intervistati dichiara di avere avuto almeno un incidente sul lavoro nell’ultimo anno. E tra gli stranieri l’incidentalità è più alta: ha riguardato il 46,3% contro il 39,6% degli italiani". Nella casistica degli incidenti dei collaboratori domestici, gli episodi più frequenti sono bruciature (18,7%), scivolate (16,1%), cadute dalle scale (12,2%); si tratta di incidenti che causano spesso (nell’84,5% dei casi) conseguenze fisiche per il lavoratore, principalmente contusioni o lussazioni (29,5%), ferite (20,8%), ustioni (18,8%) e anche fratture (9%). In molti casi i danni sono di lieve entità e non comportano l’inabilità al lavoro (48,6%). Per il 31,5% si determina però una inabilità temporanea parziale, totale nel 18,2% dei casi, l’inabilità permanente per l’1,7%.

Il rischio viene sottovalutato, si sommano disattenzione e cattiva manutenzione degli oggetti, insieme alla bassa consapevolezza dei rischi sul lavoro. Spesso infatti, rileva il Censis, "i lavoratori continuano a lavorare anche in caso di stanchezza o malessere fisico (67,9%), effettuano piccole riparazioni elettriche senza curarsi di staccare la corrente (44,4%), utilizzano nuovi elettrodomestici senza leggere le istruzioni (38,3%), non verificano la data di scadenza degli alimenti che cucinano per la famiglia (33,7%), solo il 25,8% indossa scarpe antiscivolo quando necessario, il 24,7% utilizza apparecchi elettrici con le mani bagnate, il 12,8% non usa guanti maneggiando prodotti nocivi, al 10% capita di spegnere apparecchi elettrici tirando i fili della spina, al 7,6% di dimenticare il ferro da stiro acceso".

C’è anche una scarsa attenzione al tema nel rapporto con la famiglia, tanto che in quasi un terzo dei casi quest’ultima neanche viene a conoscenza degli infortuni: "La tendenza a sottovalutare i rischi di infortunio emerge anche nel rapporto tra lavoratori e famiglie – scrive il Censis – Se nella maggior parte delle situazioni queste ultime sono al corrente dell’incidente avvenuto, perché presenti in casa al momento dell’accaduto (38,7%), perché le conseguenze fisiche sono state rilevanti (15,7%) o perché il collaboratore reputa doveroso informarle (16%), spesso le famiglie restano all’oscuro (27,5%): nel 18% dei casi i lavoratori domestici non lo comunicano perché l’incidente è di lieve entità e privo di conseguenze, ma anche per paura di essere rimproverati (5%) o licenziati (4,5%). La sicurezza sembra essere un problema avvertito solo in parte dalle famiglie: un lavoratore su tre denuncia di non ricevere alcun supporto in tal senso da parte dei datori di lavoro (32,6%)".

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