SOCIETA’. Riforma della scuola e dell’università: ancora al centro dell’attenzione

Questa mattina si è tenuta una riunione convocata dal Ministro Raffaele Fitto alla quale ha partecipato il Ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini nonche’ rappresentanti della Conferenza delle Regioni e dell’Unione delle Province. "Abbiamo ribadito le nostre posizioni", ha affermato Leonardo Domenici, Presidente ANCI, al termine dell’incontro che ha visto all’ordine del giorno i contenuti del decreto legge 154, riguardante il dimensionamento degli istituti scolastici. "Nella sostanza – ha ribadito Domenici – con l’obiettivo di tutelare i Comuni, soprattutto i piu’ piccoli e quelli montani, siamo tornati a sollecitare lo slittamento di almeno un anno del cosiddetto ‘dimensionamento’ e quindi anche la abolizione della previsione (attualmente contemplata) di commissariamento per i Comuni. Ovviamente – ha concluso – abbiamo anche segnalato la necessita’, nel caso dell’auspicato slittamento dei termini, di un confronto e di una condivisione preventiva di qualunque ipotesi di ‘dimensionamento’ degli istituti scolastici. Attendiamo ora, da parte del Governo, una risposta chiara alle nostre richieste”

Sul fronte della riforma dell’Università, Massimiliano Dona, segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori, condivide l’invito del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il quale ha auspicato che si svolga sul tema dell’università un confronto piuttosto che una discussione su fatti compiuti. "Il sistema universitario italiano deve essere rafforzato – ha detto Dona – premiando i centri d’eccellenza, eliminando gli sprechi e i corsi di laurea inutili e combattendo baronati e parentadi. Sarebbe però un grave errore fare tagli indiscriminati e bloccare l’ingresso nelle università dei giovani ricercatori. In tutti Paesi più progrediti – continua Dona – l’Università è considerata una risorsa fondamentale per lo sviluppo economico, sociale e culturale e ad essa sono destinate ingenti risorse, sia pubbliche sia private. Alle giovani generazioni – conclude Dona – alle quali già toccherà uno standard di vita inferiore a quello dei genitori, un regime pensionistico molto magro ed una montagna di debito pubblico in eredità, non resta che la speranza in un futuro migliore. E in questo futuro l’università può giocare un ruolo fondamentale".

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