SOCIETA’. Rimpatri volontari assistiti: poco più di 7000 dal 1991 a oggi

Dal 1991 a oggi ci sono stati in Italia poco più di 7000 rimpatri assistiti nei Paesi di origine. Nel panorama italiano, il ritorno volontario assistito è stato previsto formalmente per la prima volta dalla Legge 286/98 "Turco/Napolitano" in riferimento alle vittime di tratta e poi esteso dalla Legge 189/2002 "Bossi/Fini" ad altre categorie. I beneficiari di programmi di ritorno volontario assistito possono essere generalmente distinti in due gruppi: uno che riguarda emergenze umanitarie e diritti di asilo (dunque titolari di permesso per protezione umanitaria temporanea e sfollati per emergenze umanitarie, richiedenti asilo, rifugiati, ma anche persone che hanno rinunciato alla domanda di asilo o a cui è stato negato lo status di rifugiato); vittime di tratta e casi umanitari (gruppi di migranti in stato di vulnerabilità, vittime della tratta, casi umanitari, minori non accompagnati e lavoratori in difficoltà). E dal 1991 ai primi mesi del 2006 ci sono stati 7.223 rimpatri. Sono i dati resi noti in occasione della presentazione del volume "Le migrazioni di ritorno: il caso italiano", realizzato a cura di IDOS – Punto Nazionale di Contatto dell’EMN in collaborazione con il Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes e con il supporto del Ministero dell’Interno – Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione.

I tre quarti dei rimpatri (pari al 72,7%) ha beneficiato di programmi speciali di ritorno, legati alle emergenze umanitarie prima nei Balcani (inizio anni ’90) e poi in Kosovo (inizio del 2000). Dal 2001, anno di istituzione del Piano Nazionale Asilo (poi divenuto operativamente Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), al settembre 2006 si sono aggiunti altri 797 casi riguardanti richiedenti asilo, rifugiati, titolari di protezione temporanea, pari a circa l’11% del totale. Il 16,3% dei casi ha invece riguardato 458 vittime di tratta (6,3%), la cui assistenza al ritorno volontario trae inizio nel 1999; 571 lavoratori in difficoltà, assistiti dal 1992 a oggi grazie al Fondo per il rimpatrio gestito dall’Inps (10,0%); alcuni altri casi umanitari. In relazione alla provenienza geografica, nella maggioranza dei casi si tratta di cittadini albanesi (41,5%) beneficiari per lo più dei programmi di ritorno legati all’emergenza sbarchi del 1991 e del 1997 e promossi dal Ministero dell’Interno. Seguono altri 4 paesi balcanici: il Kosovo (15,2%), la Romania (7,8%), la Serbia Montenegro (6,7%) e la Bosnia Erzegovina (5,5%).

"Finora il rimpatrio assistito è stato adottato per particolari categorie vulnerabili, come le vittime della tratta ed i minori non accompagnati – ha dichiarato il sottosegretario di Stato al ministero dell’Interno Marcella Lucidi – Con il disegno di legge di riforma della Bossi-Fini intendiamo, invece, estenderlo anche agli irregolari, per i quali finora era prevista solo l’espulsione. Ma l’espulsione da sola non è servita a risolvere il problema: basti pensare che in questi anni circa il 40% di coloro che sono transitati nei Cpt non sono tornati nel loro Paese di origine perché non sono stati identificati. Il provvedimento che abbiamo approvato prevede pertanto l’istituzione di un Fondo per il rimpatrio, co-finanziato dai datori di lavoro e dagli stessi immigrati per offrire al clandestino che collabora alla sua identificazione la possibilità di rientrare nel Paese di origine col sostegno di organizzazioni che ne faciliteranno il reinsediamento". "Un supporto economico – ha concluso – che permetta di rientrare e di avviare in patria un progetto lavorativo, dovrebbe potere mettere il migrante in condizione di accettare più facilmente il rientro concordato come misura concreta e vantaggiosa".

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