SOCIETA’. Servizi funebri, Antitrust: “Poca la concorrenza”

Anche i servizi funebri sono finiti sotto la lente dell’Antitrust. In una segnalazione inviata ai Presidenti di Camera e Senato, a Governo, Regioni e Comuni l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato sottolinea come molte amministrazioni ospedaliere, per contenere i costi di gestione o addirittura per garantirsi un’entrata, affidano a società di onoranze funebri, gratuitamente o a pagamento, la gestione delle camere mortuarie. "Si tratta – afferma l’Antitrust – prassi che violano la necessaria distinzione fra servizi di natura pubblica in adempimento agli obblighi di polizia mortuaria, e attività commerciali quali sono i servizi di onoranze funebri". Per questo la richiesta contenuta nella segnalazione è di una netta separazione tra le attività igienico-sanitarie di carattere pubblico e le attività di tipo privato.

In questi casi l’operatore funebre ha la possibilità di venire immediatamente in contatto con le famiglie acquisendo una posizione privilegiata rispetto agli altri concorrenti; tale circostanza determina al contempo un pregiudizio economico per i familiari dei defunti, i quali difficilmente sono nelle condizioni psicologiche di scegliere l’operatore funebre in grado di offrire il miglior servizio al minor costo.

Analoghe distorsioni della concorrenza si creano, a parere dell’Antitrust, quando a svolgere i servizi di onoranze funebri sono le stesse società comunali che gestiscono i cimiteri. Anche in questo caso si assiste ad una commistione tra attività tipicamente pubblica (la gestione dei cimiteri) e attività imprenditoriali private. Ulteriori problemi nascono poi quando le società comunali, attraverso le quali le amministrazioni hanno esercitato in regime di esclusiva le attività funebri, hanno successivamente esteso la loro attività nel mercato contiguo delle onoranze funebri.

Nella segnalazione l’Autorità auspica da un lato che il Ministero della Salute, le Amministrazioni Regionali competenti e le singole Aziende Sanitarie si adoperino comunque affinché i servizi di natura igienico sanitaria non vengano affidati a operatori privati di onoranze funebri, e dall’altro che le amministrazioni comunali si limitino ad offrire servizi di gestione cimiteriale e altri servizi di natura pubblica evitando di svolgere, attraverso le stesse imprese, attività privatistiche di onoranze funebri.

Lo scorso novembre Help Consumatori aveva indagato sui costi dei funerali lungo lo stivale, invitando i cittadini a diffidare dalle agenzie che, direttamente in ospedale sfruttando la debolezza del momento, vi propongono di provvedere all’organizzazione completa del funerale tralasciando opportunamente di specificarne i costi che alla fine potrebbero risultare molto salati.

Secondo l’indagine Roma, con i suoi 2155 euro, era la città meno cara per i funerali "all inclusive", mentre Milano tra le città dove il funerale costa di più, ben 3575 euro. La capitale era seguita da Napoli (€ 2300), Palermo (€2375), Bari (€2450), Lecce (€2558), Genova (€2700), Torino (€3250) e Milano. Dalla ricerca emergeva inoltre la sproporzione tra le tariffe "comunali" e quelle applicate dai privati. Nei comuni che la prevedono ( tutti tranne Bari e Lecce), infatti, il costo non supera i 1000 euro, fatta eccezione per il Comune di Roma che offre la possibilità di scegliere tra un funerale economico (900 euro), normale (1200 euro) e lusso (1500 euro) e per il Comune di Genova dove l’Azienda Servizi Funebri che agisce per nome e per conto del Comune applica tariffe pari a quelle di un privato (2000 euro).

Positiva la reazione dei consumatori. Quando muore una persona cara – afferma l’Aduc – il momento è delicato e traumatizzante per chiunque; gli adempimenti per il funerale e la tumulazione o cremazione sono decisi in una condizione psicologica provata e non si va tanto per il sottile rispetto a scelte. Gli operatori del settore lo sanno molto bene, e siccome non sono in tanti ad essere clienti abituali di un’impresa funebre o di un’altra, la prima che si presenta, a maggior ragione se e’ quella che ha espletato i servizi igienico-sanitari di competenza dell’autorità pubblica, viene investita del servizio.

Ma quanto, quando e come l’intervento dell’Antitrust potrà influenzare la situazione?, si chiede l’associazione. "Questa domanda non è nuova, perchè è il solito problema quando le nostre Autorità segnalano perchè il legislatore e l’amministratore intervenga. E vuoi per la materia (chi non tende ad esorcizzare il problema facendo finta che non esista?), vuoi per gli interessi e commistioni in gioco (specialmente a livello locale), non crediamo di essere estremisti nel credere che l’auspicio dell’Antitrust resterà lettera morta. Ci chiediamo, però, perchè l’Autorità si sia limitata ad una segnalazione, non era forse il caso di avviare iniziative piu’ incisive, tipo un’indagine conoscitiva, e arrivare anche a sanzioni? Il Parlamento, infatti, non sta dando grande prova di se’ visto che il disegno di legge 504/2006 (che prevede proprio i divieti che l’Autorita’ auspica) e’ da maggio dell’anno scorso defunto in qualche commissione. Stimoli maggiori, oltre alla semplice segnalazione, farebbero decisamente bene alla latitanza del legislatore".

 

 

 

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