SOCIETA’. Social card, denuncia Acli: 200 mila persone ancora in attesa dei 120 euro arretrati

I 120 euro promessi non sono stati ancora caricati sulla social card e 200 mila persone sono ancora in attesa degli arretrati di ottobre, novembre e dicembre 2008. La proroga di due mesi promessa dal Governo non c’è stata. E la platea di beneficiari è dimezzata rispetto alle previsioni perché quasi la metà delle persone che avrebbe diritto alla social card per il requisito del reddito ne resta esclusa per quello dell’età.

La denuncia viene dalle Acli: 200 mila persone che hanno chiesto e ottenuto la carta dal primo gennaio aspettano ancora 120 euro arretrati. Il Governo aveva fissato una prima scadenza al 31 dicembre 2008 per la ricarica retroattiva dei mesi di ottobre, novembre e dicembre. Poi aveva accettato la richiesta delle Acli di spostare la scadenza al 28 febbraio annunciando un decreto per i due mesi di proroga. "La data del 28 febbraio è passata è il decreto non c’è stato – spiegano le Acli – I 120 euro "promessi" non sono stati mai caricati sulle carte di circa 200mila persone che restano senza soldi e senza risposte".

Le Acli chiedono inoltre di abolire i requisiti anagrafici. Il criterio stabilito per accedere alla carta è infatti di avere un reddito Isee inferiore a 6 mila euro e un’età inferiore ai 3 anni (bambini) o superiore ai 65 anni (pensionati). Ma rispetto alle iniziali stime, per le quali il provvedimento avrebbe interessato un milione 300 mila persone circa, sono state distribuite a oggi solo 560 mila card. "E i dati a disposizione del Caf Acli dimostrano – continua l’associazione – che proprio la metà (47%) di coloro che avrebbero diritto alla Carta secondo il requisito del reddito, ne rimangono esclusi per via dell’età". La proposta avanzata dal presidente delle Acli Andrea Olivero è dunque quella di abolire i requisiti anagrafici: "Si può essere "poveri" a 60 come a 65 anni, con figli di 3 anni piuttosto che di 5. Il requisito dell’età è quello meno comprensibile e giustificabile. Abolendolo rimarremmo comunque entro le previsioni di spesa ipotizzate dal Governo".

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