SOCIETA’. Stalking, Adoc commenta sentenza del Tribunale di Torino

Il Tribunale di Torino ha pronunciato una nuova sentenza in materia di stalking, dando ragione ad una signora che si era rivolta all’Adoc di Torino per ottenere una prima consulenza. Grazie al supporto e alle indicazioni fornite dall’Adoc è riuscita, con il patrocinio del suo legale di fiducia – Avv. Silvia Giancola – ad ottenere un risarcimento di 5 mila euro per il danno morale patito a causa dei continui appostamenti, pedinamenti e dei frequenti messaggi e telefonate che riceveva dal suo ex fidanzato.

"Registriamo ancora una sentenza favorevole in tema di stalking, che va a confermare quanto sia importante il lavoro svolto dall’Adoc contro la violenza, il bullismo e i soprusi – dichiara Carlo Pileri, Presidente dell’Adoc – in questo caso il giudice ha riconosciuto nelle continue telefonate una fattispecie di reato di stalking. Ricordiamo che nel 35% dei casi lo stalking si manifesta proprio attraverso chiamate telefoniche, sia quelle andate a buon fine che quelle senza risposta, i cosiddetti squilli. In quest’ultimo caso sorge un problema non di poco conto, in quanto i gestori telefonici non conservano i dati relativi alle chiamate senza risposta. Come conseguenza, la Polizia non può risalire allo stalker da queste chiamate. E’ un problema serio, che va affrontato con urgenza, dato che molti utenti hanno denunciato questa modalità di persecuzione. Ci auguriamo comunque che sentenze esemplari come questa possano portare allo sviluppo della cultura della tolleranza e del rispetto degli altri, che purtroppo molto spesso non è centrale nel modo di vivere delle persone."

L’Adoc ricorda che sportelli stalking sono aperti a Potenza, Perugia, Gorizia, Ancona, Bari, Roma, Foggia, Campobasso e Alessandria. Negli sportelli sono presenti esperti psicologi e consulenti legali pronti ad ascoltare e a consigliare le vittime di stalking ma anche gli stessi stalker.

"Il 22% delle persone che si rivolgono agli sportelli sono proprio stalker – continua Pileri – molti persecutori non sanno di esserlo, e ci chiedono se loro azioni sono tali da ritenersi un reato o meno. Il 95% degli stalker sono persone normali, che non presentano nessuna patologia psichica grave. C’è quindi una difficoltà a rendersi conto di essere un persecutore. Queste considerazioni ci spingono a operare soprattutto sull’informazione e sull’educazione. Vogliamo porre l’attenzione non solo sul fattore punibilità del reato ma anche sulla sua prevenzione, è importante far sviluppare questa cultura nei cittadini, far capire loro che determinati comportamenti sono sbagliati o possono costituire reato, al fine di far ravvedere per tempo le persone che si comportano in tale maniera."

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