SOCIETA’. Tetto alle vincite SuperEnalotto, favorevoli e contrari

Si alternano le opinioni a favore e contro l’inserimento di un tetto alla vincita del SuperEnalotto, dopo il record del ‘6’ da oltre 147,8 mln di euro centrato a Bagnone. Domani, al Consiglio di Stato, si discuterà l’appello del Codacons che ha chiesto un limite al jackpot e, nonostante l’associazione abbia già ricevuto due pareri negativi, uno dal tribunale ordinario di Roma e l’altro dal Tar Lazio, non sembra intenzionata a lasciare la presa nella richiesta di «misure da adottare a tutela dei giocatori». Di parere contrario è stata invece un’altra associazione, l’Aduc, che non vuole si fissi un tetto per le vincite e che, anzi, ritiene che il montepremi sia addirittura troppo basso. Ma, tra pro e contro, per un breve periodo il tetto al jackpot è stato una realtà sancita per legge. A settembre 1999, su iniziativa dell’allora Ministro delle Finanze, Vincenzo Visco, venne infatti introdotto un nuovo meccanismo per il calcolo del jackpot. All’epoca, si legge su Agipronews, il jackpot viaggiava intorno a 84 miliardi di lire, poco più di quanto vale adesso il jackpot di ripartenza del SuperEnalotto (martedì saranno in palio 38 milioni di euro). In seguito alle polemiche si decise di rideterminare la ripartizione delle giocate quando il jackpot del «6» fosse arrivato a 50 miliardi di lire, ed a 25 miliardi il jackpot del «5+» (che aveva un suo jackpot scollegato). In realtà dunque non si trattava di un vero e proprio tetto, quanto di un «limitatore» per evitare una crescita del jackpot: oltre la cifra stabilita l’incremento dei jackpot non avrebbe beneficiato del 20% delle giocate ma solo del 4%, destinando il restante 16% ad aumentare le quote delle vincite minori. Una modifica di vita assai breve, che, visti gli effetti negativi sul gioco, venne poi eliminata con la legge Finanziaria, a partire dal 31 dicembre 2001.

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