SOCIETA’. Torino: presentato primo Rapporto su scienza, tecnologia e opinione pubblica in Italia

"Anche se su certi punti la situazione è critica, il quadro nel suo complesso non è così nero e c’è una grande potenzialità di crescita" ha descritto così il sociologo Massimiano Bucchi il rapporto tra cittadini e scienza, a margine della presentazione del "Primo rapporto su scienza, tecnologia e opinione pubblica in Italia", avvenuta a Torino nella serata di ieri. "Ci sono ancora settori su cui si deve lavorare – ha spiegato Bucchi, supervisore scientifico della pubblicazione – e l’associazionismo, come quello, per esempio, promosso dai consumatori, può avere un ruolo fondamentale nel colmare la forte domanda di chiarezza nella scienza che le nostre istituzioni da sole non riescono a incanalare".

Secondo il Rapporto, infatti, gli italiani chiedono più coinvolgimento nel mondo scientifico, aspettandosi un maggiore impegno divulgativo da parte di ricercatori e studiosi, e nutrono grande fiducia nella scienza; ma nel contempo non mettono la ricerca scientifica tra le priorità del Paese e sospettano incroci poco chiari di questo mondo con la politica e gli interessi economici.

"Quest’indagine, completa e complessa – ha sottolineato nel suo intervento pubblico Enrico Predazzi del Centro torinese Agorà Scienza – rileva bene come l’Italia sia purtroppo in retroguardia in quasi tutti i campi. Per capirlo basti pensare al fenomeno della fuga dei cervelli o al fatto che abbiamo il tasso più basso di crescita per il Pil legato all’hi-tech". Nonostante ciò, stando al Rapporto, l’immagine della scienza nell’opinione pubblica è generalmente positiva e il livello di analfabetismo scientifico degli italiani è in linea con la media europea.

Il lavoro titolato semplicemente "Annuario Scienza e Società" è stato realizzato, con il contributo della Compagnia di San Paolo, da Observa sui dati raccolti nel 2007 dall’Osservatorio Scienza e Società, e ha come obiettivo quello di abbattere gli stereotipi diffusi su queste tematiche. "Il nostro fine – ha detto Bucchi – non è dare giudizi di valore ma fornire le informazioni concrete e attendibili, che mancavano, per alimentare un dibattito corretto sul rapporto scienza e società".

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