SOCIETA’. Toscana, lotta alla criminalità tramite “sicurezza partecipata”

Nell’attività di prevenzione dei reati la regione Toscana ha deciso di puntare su un modello di "sicurezza partecipata", basato su una efficace collaborazione fra governo regionale, enti locali e Stato, con il pieno coinvolgimento dei singoli cittadini. Se ne è parlato ieri alla tavola rotonda "Combattere la mafia" organizzata dalla Syracuse University a Firenze.

"Dagli ultimi dati che abbiamo a disposizione – ha dichiarato Federico Gelli, vicepresidente regionale con delega alla sicurezza – nella nostra regione si assiste a un evidente contenimento, anche rispetto al dato nazionale, di alcune tipologie di reato che poi sono quelle che provocano un particolare allarme sociale, come furti, scippi, rapine e la cosiddetta illegalità di strada collegata allo spaccio e alla prostituzione. Anche da noi però non mancano elementi di preoccupazione, legati alle attività di una certa criminalità organizzata non necessariamente di stampo mafioso. E in particolare appare in crescita il fenomeno della criminalità ambientale, si parli di abusivismo edilizio come di ciclo dei rifiuti". "Soprattutto in questo ambito – ha sottolineato Gelli – deve rimanere alta la guardia delle istituzioni che, forti del tessuto connettivo sano della comunità toscana, devono fare in modo che non si allentino le maglie della vigilanza in questa fase di delicata congiuntura economica".

Il vicepresidente ha tra l’altro evidenziato i risultati raggiunti con la legge regionale 38/2001 ("Interventi regionali a favore delle politiche locali per la sicurezza"), che in cinque anni ha consentito di finanziare quasi 400 progetti proposti dagli enti locali e finalizzati al rafforzamento del controllo del territorio, al potenziamento tecnologico, al miglioramento della sorveglianza degli spazi pubblici. A ciò si aggiunge l’impegno assunto nella formazione della polizia locale, con la partecipazione di 100 comandanti, 275 quadri intermedi e oltre 1.200 agenti.

 

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