SOCIETA’. Ue: nuova direttiva garantisce più diritti e maternità nel lavoro autonomo

Più garanzie con una migliore protezione sociale e prestazioni di maternità e pensioni anche nel lavoro autonomo. I lavoratori autonomi e i loro conviventi beneficeranno di una più protezione sociale comprendente per la prima volta il diritto al congedo di maternità, grazie alla nuova direttiva europea entrata in vigore ieri.

"Con l’entrata in vigore di questa nuova direttiva, l’Europa compie un passo importante verso una maggior protezione sociale e verso la parità dei diritti economici e sociali per uomini e donne che svolgono un lavoro autonomo e per i loro conviventi – ha dichiarato Viviane Reding, commissaria UE responsabile del portafoglio Giustizia, diritti fondamentali e cittadinanza e vicepresidente della Commissione europea – La nuova disposizione europea garantisce in pratica la completa parità tra uomini e donne nella vita professionale, promuovendo l’imprenditorialità femminile e offrendo alle donne che esercitano un’attività autonoma una migliore protezione in materia di sicurezza sociale. Faccio appello a tutti gli Stati membri affinché avviino prontamente l’attuazione della direttiva, in modo che i nostri cittadini possano apprezzarne i vantaggi nella loro vita quotidiana".

La direttiva 2010/41/UE , in particolare, migliora i diritti in materia di protezione sociale per milioni di donne sul mercato del lavoro, rafforzando l’imprenditoria femminile. Migliora la protezione delle lavoratrici autonome, coniugi e conviventi che partecipano alle attività dei lavoratori autonomi in particolare nel caso della maternità, permettendo di avere un’indennità e un congedo di almeno 14 settimane. Le nuove norme, sottolinea la Commissione europea, servono anche a incentivare l’imprenditorialità in generale e in particolare tra le donne, molto svantaggiate in questo settore, rappresentando appena il 30% degli imprenditori europei.

Gli Stati dovranno adesso introdurre la direttiva nelle legislazioni nazionali entro due anni, termine che potrà essere prolungato di altri due anni solo in casi di particolari difficoltà, per attuare le disposizioni applicabili ai coniugi.

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