SOCIETA’. Università e lavoro, Istat: laurearsi conviene

"Continuare a studiare conviene e gli effetti di questa scelta sono subito evidenti". Subito dopo la fine degli studi, la differenza nei tassi di disoccupazione fra i laureati e i diplomati di scuola secondaria superiore indica un vantaggio per chi possiede una laurea – il 14% contro il 18,1% dei diplomati. La stessa dinamica si mantiene nel quinquennio successivo al titolo di studio: per i laureati 30-34enni la disoccupazione è pari al 6,4% mentre per fra i diplomati 25-29enni è dell’8,8%. È quanto rileva l’Istat nella pubblicazione "Università e lavoro: orientarsi con la statistica", che fotografa l’inserimento professionale dei laureati e le dinamiche universitarie in Italia.

Conta molto la laurea intrapresa. I corsi lunghi che favoriscono un inserimento lavorativo più rapido attengono alle lauree del gruppo Ingegneria: Ingegneria meccanica, dove a tre anni dalla laurea l’88,5% dei laureati ha un’occupazione continuativa, seguita da Ingegneria delle telecomunicazioni (88,2%) e Ingegneria chimica (85%). Buone anche le prospettive occupazionali delle lauree in Farmacia (81,7%), Economia aziendale (76,6%), Odontoiatria e protesi dentaria (75,3%). Diverso l’andamento occupazionale per altri corsi: i laureati del gruppo medico svolgono un lavoro continuativo solo nel 24% dei casi (ma qui incide l’impegno nelle scuole di specializzazione) e la percentuale si attesta al 38% dei laureati del gruppo giuridico (impegnati nell’attività di praticantato post-laurea), al 46% per educazione fisica, al 47% del geo-biologico e al 49% del gruppo letterario.

I corsi di laurea breve che invece consentono un inserimento lavorativo più facile riguardano le professioni infermieristiche e ostetriche – dove il 72,3% dei laureati ha un’occupazione continuativa cominciata dopo la laurea – seguite da scienze e tecnologie farmaceutiche (al 67,3%) e dalle scienze e tecnologie informatiche (66,6%). Nel 2007, rileva l’Istat, circa il 40% dei laureati di corso lunghi e il 48% dei laureati triennali lavora con contratti a termine o è impiegato in attività lavorative "para-subordinate".

Altre tendenze risultano confermate: nell’anno accademico 2006/2007 le matricole sono poco più di 308 mila, oltre 16 mila in meno rispetto all’anno precedente, in un calo che conferma un trend già evidenziato a partire dal 2004. Le ragazze si iscrivono all’Università più dei ragazzi: su 100 immatricolati, 56 sono donne.

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