SOCIETA’. Venezia premia i diritti dei malati. Intervista a Bazzari (Fondazione Don Gnocchi)

Alla 65esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica ci sarà un nuovo premio che andrà al film che affronta, nel modo più efficace, i temi dei diritti del malato, della sua dignità, della promozione integrale della persona, soprattutto dei bambini. Il premio in questione è stato istituito dalla Fondazione Don Gnocchi, insieme alla Biennale di Venezia e sarà assegnato durante la giornata di chiusura della Mostra, il 6 settembre.

Help Consumatori ha intervistato, per l’occasione, il presidente della Fondazione Don Gnocchi, monsignor Angelo Bazzari.

Monsignor Bazzari, può spiegarci come nasce quest’iniziativa?

Quest’iniziativa si salda su una linfa vitale che abbiamo voluto trasmettere a partire dalla concezione di vita che noi abbiamo che è quella non soltanto della qualità della vita, ma soprattutto di rispetto e valore della vita di ogni persona in uno stato di disagio, di sofferenza, quelli che sono un po’ gli ultimi della catena sociale. Questo si innerva profondamente nella nostra azione, nella nostra strategia e azione, dalla presenza della Fondazione nell’ambito sanità e assistenza, ricerca e formazione del nostro Paese. Anche per noi quello del cinema è stato un filone nuovo. Non avevamo seguito questa strada e l’abbiamo intrapresa anche perché tra gli scritti che Don Gnocchi ci ha lasciato c’è un trattatello sulla valenza educativa, o diseducativa, del cinema, scritto nel 1941 da Don Gnocchi, dove egli anticipava abbondantemente quelli che sono i concetti e la sintassi di lettura di questi strumenti, delle tecnologie più avanzate. Per cui vedendo che Venezia, per la storia e la tradizione che ha, presenta spesso film di valenza sociale, noi ci siamo dati come obiettivo quello di cimentarci un po’ con questo filone promozionale. Così, avvalendoci delle strutture e della rete relazionale che noi abbiamo ci siamo inoltrati in quest’avventura, anche in funzione di un’attenzione che i mass media hanno su quest’evento.

Le motivazioni del Premio dunque sono di promozione di un tema poco trattato dal mondo del cinema?

Lo strumento cinema che è una componente dell’areopago della comunicazione, sicuramente efficace nel trasmettere questi messaggi di attenzione, è attraversato qualche volta da uno strabismo che porta a badare probabilmente al successo, trasmettendo qualche volta un messaggio di vitalismo che colpisce così l’immaginario della gente. Nel frattempo ripassando un attimo la storia del cinema abbiamo visto che ci sono sempre stati dei periodi e dei registi prestigiosi che hanno cercato di trasformare lo strumento cinematografico in uno strumento di promozione sociale, di valenza sociale. Infatti nella giornata del 3 settembre durante la presentazione del premio con il Cardinale Angelo Scola, Patriarca di Venezia, proietteremo i 7 minuti di cinema realizzati da Vittorio De Sica e Cesare Zavattini, il documentario "I ragazzi ci giuocano", realizzato nel 1950 per Don Gnocchi che si era rivolto a loro per avere il massimo della cinematografia a servizio dei più deboli di allora, che erano i mutilati di guerra. Quindi non è che noi con questo premio vogliamo ovviare ad una lacuna o dare dei giudizi sul cinema, ma semplicemente inserirci su quel filone di promozione sociale che c’è sempre stato, di sensibilità e di coscienza civile e sociale che questi uomini prestigiosi hanno. Abbiamo inteso, seppur nella nostra limitatezza, dare un riconoscimento per segnalare all’attenzione anche del mondo sociosanitario assistenziale nazionale e oltre un lavoro che secondo noi merita, perché è incentrato sul recupero dei minori di strada, per la reintegrazione sociale oltre che sul superamento di un disagio e di una solitudine che a volte accerchia questi ragazzi. Non vogliamo aggiungere nulla di più se non un impegno nostro ad avvalerci di questo strumento per una comunicazione di massa e per dire grazie a tutti coloro i quali utilizzano uno strumento di questa portata anche per tutta la problematica sociale.

Quali sono le altre iniziative della Fondazione?

Alla mostra siamo presenti anche con un’esposizione delle nostre attività e del nostro impegno nazionale e internazionale non soltanto di assistenza e sanità, ma anche per quanto riguarda la formazione e la ricerca scientifica. La nostra realtà interloquisce con 28 università italiane e 3 straniere, con la Comunità europea, con l’Organizzazione Mondiale della Sanità e anche con altri organismi dell’ONU. Questa quindi è un’occasione per premiare l’impegno di valenza sociale, ma anche per far passare, sul nastro della comunicazione, l’immagine della Fondazione.

a cura di Antonella Giordano

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