SOCIETA’. Violazione diritti umani, Amnesty presenta Rapporto 2005

Per il sistema di protezione dei diritti umani, il prezzo della guerra al terrore è stato molto alto nel 2005 e a farne le spese sono stati soprattutto i poveri e gli svantaggiati della terra. E’ quanto emerge dal Rapporto 2006 di Amnesty international, presentato oggi contemporaneamente a Roma, Londra e altri capitali europee, che fotografa il 2005, un anno pieno di contraddizioni, durante il quale segnali di speranza per i diritti umani sono stati indeboliti – denuncia l’organizzazione – dagli inganni e dalle false promesse dei governi che hanno più voce in capitolo.

Nel corso del 2005 alcuni dei governi più potenti del mondo hanno subito sfide senza pari, la loro ipocrisia è stata svelata dai mezzi d’informazione, le loro argomentazioni rigettate dalle corti di giustizia, le loro tattiche repressive contrastate dagli attivisti dei diritti umani. Dopo cinque anni di reazione violenta contro i diritti umani in nome della "guerra al terrore", il vento pare aver cambiato direzione.

Ciononostante, le vite di milioni di persone in ogni parte del pianeta sono state devastate dalla negazione dei loro diritti fondamentali. La sicurezza è stata minacciata dalla guerra e dagli attacchi dei gruppi armati, così come dalla fame, dalle malattie e dalle calamità naturali. Le libertà sono state decurtate da repressione, discriminazione ed esclusione sociale.

Il Rapporto Annuale di Amnesty International, che documenta le violazioni dei diritti umani in 150 Paesi e Territori in tutto il mondo , pone in evidenza la necessità che i governi, la comunità internazionale, i gruppi armati e altri soggetti che ricoprono posizioni di potere o di influenza si assumano le proprie responsabilità. Il volume riflette anche la vitalità degli attivisti dei diritti umani a livello mondiale, che si esprime in iniziative locali, summit internazionali o manifestazioni di massa.

Il Rapporto punta l’indice soprattutto contro l’uso della tortura. E proprio alla "Tortura nell’era della guerra al terrore" Amnesty ha dedicato il suo briefing di maggio. "Così come dobbiamo condannare nella maniera più assoluta gli attacchi terroristici contro i civili, dobbiamo respingere le affermazioni dei governi secondo cui il terrore può essere combattuto con la tortura. Si tratta di affermazioni fuorvianti, pericolose e sbagliate: come si può – si chiede Amnesty International – spegnere un incendio con la benzina?".

TORTURE E MALTRATTAMENTI. Ad opera di forze di sicurezza, polizia ed altri pubblici ufficiali: almeno 104 PAESI Ad opera di gruppi armati: almeno 21 paesi.
PENA DI MORTE CONDANNE ESEGUITE: almeno 2148 in 22 paesi condanne emesse: almeno 5186 in 51 paesi Gli Usa hanno eseguito la condanna a morte n. 1000 (Kenneth Boyd, 2 dicembre, North Carolina) dal 1997, anno della ripresa delle esecuzioni. L’Iran è stato l’unico paese che nel 2005 ha continuato ad eseguire condanne a morte nei confronti di minorenni al momento del reato.
GUERRA AL TERRORE: "RENDITION" (trasferimenti illegali di prigionieri): diverse centinaia dal 2001 al 2005 voli segreti che hanno usato lo spazio aereo europeo per le rendition: almeno 1000 dal 2001 al 2005.

Molte anche le ombre che incombono sull’Italia, segnalate dal Rapporto: il mancato varo nel 2005 di una normativa organica sull’asilo (che secondo Amnesty ha lasciato intatte le lacune in cui proliferano le possibilità di abusi dei diritti umani a danno dei richiedenti asilo e dei rifugiati) e l’entrata in vigore del regolamento di attuazione della legge Bossi-Fini, che prevede una procedura d’asilo accelerata e la detenzione generalizzata dei richiedenti d’asilo nel cosiddetti ‘centri di identificazione’.

Amnesty segnala anche un aumento delle denunce di violazione dei diritti umani nei Cpt (i Centri di permanenza temporanea degli immigrati) e denuncia che la prassi di asilo e il tasso di riconoscimento dei rifugiati sono risultati disomogenei sul territorio. Nel corso del 2005 – afferma il Rapporto – almeno 1425 persone sono state rinviate da Lampedusa in Libia, "in spregio delle norme di diritto internazionale e senza alcuna base legale nel diritto interno". Nei primi m esi del 2006 – denuncia ancora Amnesty – è risultata immutata la prassi riguardante la detenzione sistematica dei minori immigrati e richiedenti asilo giunti alla frontiera marittima, in violazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, che considera la detenzione di un minore un provvedimento eccezionale, da adottare solo in casi estremi.

Invece, molti dei 1270 minori stranieri soli, che secondo il ministero dell’interno sarebbero giunti nel 2005 via mare presso le coste siciliane e quindi affidati ai servizi sociali, sarebbero stati detenuti in un centro per immigrati prima dell’affidamento. Amnesty denuncia infine la mancata adozione da parte dell’Italia di norme interne di attuazione dello Statuto della Corte penale internazionale, pur avendo contribuito fortemente alla sua stesura.

 

 

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