SOLDI. Bankitalia: la ricchezza delle famiglie è diminuita dell’1,9%

La ricchezza netta delle famiglie italiane è diminuita, fra il 2007 e il 2008, di circa l’1,9%. La distribuzione non è equilibrata: "molte famiglie detengono livelli modesti o nulli di ricchezza mentre all’opposto poche dispongono di una ricchezza elevata". Fra il 2007 e il 2008 la ricchezza delle famiglie si è orientata verso forme di investimento meno rischiose e più liquide. E i mutui rappresentano circa il 35% delle passività finanziarie. Questi i dati principali che emergono dal rapporto della Banca d’Italia "La ricchezza delle famiglie italiane nell’anno 2008", supplementi al bollettino statistico.

Ecco dunque la situazione nel dettaglio: "Nel 2008 la ricchezza netta delle famiglie italiane, cioè la somma di attività reali (abitazioni, terreni, ecc.) e attività finanziarie (depositi, titoli, azioni, ecc.), al netto delle passività finanziarie (mutui, prestiti personali, ecc.), risultava pari a circa 8.284 miliardi di euro. La ricchezza netta complessiva, a prezzi correnti, è diminuita tra il 2007 e il 2008 di circa l’1,9 per cento (161 miliardi di euro), risentendo di una rilevante riduzione delle attività finanziarie (-8,2 per cento) e di un aumento delle passività (3 per cento), mentre la dinamica delle attività reali è risultata positiva benché meno sostenuta (3 per cento) di quella degli anni precedenti". Le informazioni sulla distribuzione della ricchezza "indicano che nel 2008 la metà più povera delle famiglie italiane deteneva il 10 per cento della ricchezza totale, mentre il 10 per cento più ricco deteneva il 44 per cento della ricchezza complessiva".

"Alla fine del 2008 il 43,8 per cento delle attività finanziarie era detenuto in obbligazioni private, titoli esteri, prestiti alle cooperative, azioni, partecipazioni e fondi comuni di investimento – rileva il Rapporto – Il contante, i depositi bancari e il risparmio postale rappresentavano meno di un terzo del complesso delle attività finanziarie, mentre la quota investita direttamente dalle famiglie in titoli pubblici italiani era pari a poco più del 5 per cento". Fra il 2007 e il 2008 "si è registrata una ricomposizione dei portafogli delle famiglie verso forme di investimento meno rischiose e più liquide. La quota di ricchezza finanziaria detenuta in depositi bancari e in risparmio postale è cresciuta, infatti, di quasi 4 punti percentuali; anche quella delle obbligazioni private è salita di 2,5 punti percentuali, passando dal 10,9 al 13,4 per cento. Per converso, l’ammontare detenuto in azioni e fondi comuni è diminuito, rispettivamente, di 7,1 e 2,3 punti percentuali in rapporto al totale delle attività finanziarie, accelerando una tendenza iniziata fin dal 2000".

Alla fine del 2008, le passività finanziarie delle famiglie erano rappresentate per circa il 35 per cento dai mutui per la casa, mentre l’indebitamento per esigenze di consumo era pari a circa il 12 per cento e gli altri prestiti personali al 26 per cento. I debiti commerciali e altri conti passivi rappresentavano il 23 per cento delle passività finanziarie delle famiglie.

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