SOLDI. CTCU lancia allarme su contratti cessione del quinto: attenzione alle clausole

Se si ha bisogno di soldi, occhio a firmare contratti per la cessione del quinto dello stipendio: è sempre meglio chiedere prima un preventivo e farlo visionare da esperti, perché spesso nei contratti sono contenute clausole "capestro" poco chiare ma molto onerose. È l’allarme che viene dal Centro Tutela Consumatori Utenti (CTCU) che denuncia casi sempre più numerosi di dipendenti, operai, impiegati, migranti che firmano contratti di cessione del quinto dello stipendio con clausole e condizioni "capestro" e con termini poco chiari.

Il CTCU racconta di un caso segnalato al centro, quello di un lavoratore che aveva sottoscritto un contratto di cessione del quinto dello stipendio con una nota finanziaria che prevedeva "una richiesta di ca. 17.750 euro di capitale, interessi nominali per ca. 6.532 euro (TAN 5% per 10 anni), commissioni e costi accessori vari per 6.180 euro, uno stipendio complessivo "ceduto" pari a 30.480 euro da rimborsare con 120 rate mensili di 254 euro cadauna. In dieci anni – denuncia l’associazione in una nota – il nostro amico deve rimborsare circa il 60% in più di quanto ricevuto a prestito".

Spesso chi incappa in questi contratti racconta di non aver capito bene le condizioni del finanziamento. E, prosegue l’associazione, "i consulenti del CTCU constatano che, in effetti, molte volte vengono loro sottoposti casi quanto meno strani, in cui all’ignaro richiedente il prestito non vengono comunicati con trasparenza e chiarezza i termini e le condizioni effettive del prestito".

Da qui il consiglio dell’associazione, che approfondirà l’esame di casi simili con il progetto "Rendiamoci Conto": "A tutti quelli che hanno effettive necessità di assumere un prestito sotto questa od altre forme di credito al consumo, prima di firmare qualsiasi contratto o richiesta di finanziamento, consigliamo piuttosto di richiedere un PREVENTIVO, nel quale vengano esposti a chiare lettere, tutti, ma proprio TUTTI, i costi palesi ed occulti del finanziamento stesso, nel rispetto delle norme di trasparenza bancaria peraltro già esistenti, ma troppo spesso violate. Una volta firmato il contratto è tardi; a maggior ragione se il richiedente ha già provveduto ad incassare l’importo del finanziamento. Insomma: prevenire è meglio che curare!". Bisogna inoltre prestare attenzione al fatto che dalla firma molti contratti prevedono 15 giorni per l’esercizio dell’eventuale diritto di ripensamento.

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