SOLDI. Visa Europe: una maggiore penetrazione dei pagamenti elettronici contro il sommerso

E’ stimata in circa 2.200 miliardi di euro (+ 5% rispetto all’anno precedente) l’economia sommersa in Europa nel 2011 che si traduce in un minor gettito fiscale, in una riduzione della tutela dei lavoratori, in una contrazione della produttività fino a un rallentamento dei tassi di crescita. Nel concreto, c’è un sempre maggior numero di persone inclini a operare al di fuori del regolare quadro normativo e legale. Il sommerso in Italia raggiunge quota 338 miliardi di euro: tra le principali ragioni di questa permanenza del fenomeno sono da ricercarsi in un sistema di tassazione particolarmente sfavorevole e nel forte radicamento del crimine organizzato nel tessuto economico, oltre alla mancanza di un forte senso sociale e civico che porti a riconoscere come "colpevole" l’evasione fiscale e alla volontà di alcune categorie produttive di mantenere flussi di danaro non tracciabili, che sono per loro natura quelle legate ai contanti.

Questo il quadro presentato da Visa Europe in un recente evento svoltosi a Bruxelles con European Credit Reserch Institute (ECRI) e il Centre for European Policy Studies (CEPS), dove Visa Europe ha illustrato i risultati della nuova edizione del Rapporto" The Shadow Economy in Europe" (L’economia sommersa in Europa). Quali i mezzi per contrastare il fenomeno? Secondo Visa Europe i pagamenti elettronici giocano un ruolo chiave.

Davide Steffanini, Direttore Generale Italia di Visa Europe, ha rivelato quanto un maggiore utilizzo di dispositivi di pagamento elettronico, infatti, possa favorire la sostituzione del contante e aiutare la lotta all’economia sommersa. "Attraverso l’incentivazione all’utilizzo di pagamenti elettronici e la riduzione dell’utilizzo dei contanti per le spese quotidiane, contribuire all’economia sommersa sarebbe più difficoltoso" Presentando i risultati dello studio, il Prof. Friederich Schneider dell’Università di Linz, uno dei massimi esperti accademici europei e co-autore del Rapporto, ha ribadito e ampliato il concetto: "una maggiore penetrazione dei sistemi di pagamento elettronici di soli 10 punti percentuali può portare già a un decremento del sommerso pari al 5% con una stima intorno ai 105 miliardi di euro".

"In ogni mercato, i governi sono i principali iniziatori e destinatari di pagamenti. E come tali, i governi devono fungere da punti di riferimento e modelli nella promozione dei pagamenti elettronici" ha dichiarato Davide Steffanini. "Attraverso vari provvedimenti governativi, l’Italia ha definito sanzioni e stabilito rigorosi controlli per incoraggiare l’utilizzo di pagamenti elettronici al fine di combattere l’economia sommersa" ha continuato Steffanini "tra i quali la Finanziaria 2010, una normativa che ha imposto i pagamenti elettronici per importi maggiori ai 5.000 euro, ma molto altro si potrebbe fare in futuro per ridurre l’eccesivo utilizzo o l’uso improprio del contante in Italia".

Misure efficaci stanno emergendo in tutta Europa per affrontare il fenomeno del l’economia sommersa. Dal modello di riduzione delle percentuali di IVA introdotto in Repubblica Ceca per manutenzione e lavori di ristrutturazione nelle abitazioni private, alla riforma delle "mini-occupazioni", introdotta in Germania per semplificare le lungaggini burocratiche e la riscossione delle tasse, con l’intento di incoraggiare i lavoratori a basso reddito ad essere parte dell’economia ufficiale, l’Europa sembra essersi resa conto che i pagamenti elettronici possono essere un valido aiuto nella lotta all’economia sommersa.

"Le banche, i sistemi di pagamento e i governi possono assicurare che la riduzione dell’economia sommersa è un obiettivo raggiungibile, favorendo l’uso dei pagamenti elettronici in tutti i settori e continuando l’impegno nello sviluppo e nel miglioramento della tecnologia che garantisce un facile accesso a metodi di pagamento elettronico efficaci, affidabili e sicuri" ha concluso Davide Steffanini.

 

Comments are closed.