SOLIDARIETA’. Missione in Africa per i medici del Fatebenefratelli

Sono rientrati in Patria nei giorni scorsi i medici, gli infermieri ed il personale di supporto dell’AFMAL – Associazione con i Fatebenefratelli per i Malati Lontani – e dell’Aeronautica Militare che, dal 30 maggio al 10 giugno, hanno svolto nella Repubblica del Mali e del Ghana un’altra delle missioni umanitarie del progetto "Ridare la luce". Nei giorni di permanenza nei due Paesi africani sono state effettuate oltre 1000 visite oculistiche e circa 300 interventi di cataratta, il male che più di ogni altro contribuisce in questa zona sub-sahariana a rendere la popolazione non vedente, spesso sin dalla nascita.

Sono tante le malattie che colpiscono gli occhi: tracomi, glaucomi, l’oncocercosi – la cosiddetta "malattia dei fiumi" – dovuta ad un parassita che prolifera appunto nei corsi d’acqua, e poi la cataratta, un problema che in Italia si risolve praticamente in ambulatorio ed in queste zone dell’Africa sub-sahariana, dove mancano oculisti e qualsiasi tipo di apparecchiatura, rende cieche quasi due milioni di persone. Secondo dati dell’OMS, in Africa solo duecento su un milione di abitanti possono usufruire delle cure necessarie per curare la cataratta, una patologia che per nel 90% dei casi riguarda i paesi in via di sviluppo. Spesso, inoltre, la cura di questa patologia è affidata all’iniziativa dei cosiddetti ‘peulh’, i pastori, una sorta di stregoni locali, dei veri e propri autodidatti che godono di grande considerazione tra la popolazione locale. La tecnica tradizionale è quella della perforazione del cristallino opacizzato dalla cataratta con aghi o arnesi appuntiti, spesso utilizzando aculei di istrice o le unghie dei galli.

Una collaborazione, quella tra l’AFMAL e l’Aeronautica Militare, avviata nel 2004 con la prima missione in Mali, proseguita poi in Benin nel giugno del 2005, di nuovo in Mali nel novembre del 2005 e l’ultima, in ordine di tempo, in Togo e Ghana, lo scorso giugno. Con questa appena conclusa, sono circa 1800 le operazioni di cataratta ed oltre 8000 le visite oculistiche complessivamente realizzate. Risultati concreti per un progetto che oltre a risolvere il problema sanitario, ha importanti risvolti anche sociali. In queste regioni africane, infatti, il cieco non può lavorare e ad esso viene affiancato un "bambino-guida" che fino alla maggiore età deve seguirlo, sacrificando in questo ruolo la propria infanzia e giovinezza. Grazie a questi interventi, quindi, non solo moltissimi uomini e donne possono tornare a vedere e quindi ad essere produttivi per i propri villaggi di appartenenza, ma anche molti bambini hanno l’opportunità di riacquistare la libertà di correre, giocare, andare a scuola.

 

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