SVILUPPO SOSTENIBILE. Ambiente Italia, Legambiente ai Governatori: puntare su Green economy

Energia, trasporti, acqua, rifiuti, dissesto idrogeologico: l’Italia non è ben messa e Legambiente lancia la sfida ai Governatori per le prossime elezioni regionali perchè raccolgano i temi ambientali, le opportunità aperte dalla crisi economica e climatica e spingano verso l’adozione della Green economy e del rilancio del paese, attraverso le rinnovabili e attraverso politiche di intervento che puntino al recupero delle risorse e dell’ambiente. L’occasione è rappresentata dalla presentazione di Ambiente Italia 2010, il rapporto annuale di Legambiente sullo stato di salute del Paese, elaborato dal’istituto di ricerche Ambiente Italia.

"Vogliamo riempire di contenuti concreti la prossima campagna elettorale. Altro che schieramenti e posizionamenti, le Regioni hanno responsabilità enormi per disegnare la qualità dello sviluppo nei territori per uscire dalla crisi": questo il punto di partenza dell’associazione.

I temi di azione proposti da Legambiente riguardano energia, trasporti, rifiuti, acqua, cave, dissesto idrogeologico, aree protette, consumo di suolo. Nel settore energia, per esempio, l’Italia deve arrivare al 17% di produzione da fonti rinnovabili rispetto ai propri consumi entro il 2020, pari a 22,5 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) e quindi "agire sulle principali voci dei consumi energetici: elettricità, calore, raffrescamento, biocarburanti". Per l’associazione, la sfida è trasformare tutto questo in un’opportunità di cambiamento positivo attraverso la promozione di solare fotovoltaico e termico, eolico, biomasse, geotermia.

Particolarmente drammatici i dati sul dissesto idrogeologico del territorio, che investe il 70% dei Comuni. Rileva infatti Legambiente che "in Italia il territorio è quasi totalmente a rischio idrogeologico: ben 5581 comuni, pari al 70% del totale, sono a potenziale rischio elevato. Il 100% del territorio di Calabria, Umbria e Valle d’Aosta è in questa situazione, mentre nelle Marche riguarda il 99 e in Toscana il 98%. L’eccessiva antropizzazione delle aree di esondazione naturale dei corsi d’acqua e dei versanti franosi e instabili rappresenta un rischio ulteriore. Nello specifico, le regioni con le più alte percentuali di comuni con abitazioni in zone a rischio sono la Sicilia (93%) e la Toscana (91%). In Sardegna c’è la maggior percentuale di comuni con interi quartieri costruiti in zone a rischio, mentre in Sicilia e Toscana si segnala anche il più elevato numero di comuni con insediamenti industriali e produttivi in aree esposte a rischio idrogeologico". Come agire? Per Legambiente, "la sfida consiste nell’adeguare le politiche regionali per la tutela e la prevenzione del rischio adeguando le mappe, pianificando la lotta agli illeciti ambientali e demolendo gli immobili abusivi, delocalizzando rapidamente i beni attualmente esposti al pericolo di frane e alluvioni".

Altro tema storicamente critico è quello della mobilità: "In Italia ci sono 14 milioni di pendolari che ogni giorno si muovono verso le grandi città. Di questi solo 2 milioni e 640mila utilizzano il treno. Perché i treni pendolari sono quelli più inaffidabili, vecchi, affollati e in ritardo. E perché le Regioni, alle quali spetta definire il contratto di servizio con i gestori dei treni e individuare i capitoli di spesa nel proprio bilancio per migliorare i servizi, destinano pochissimo al settore. Nel 2009 in metà delle regioni non si è arrivati allo 0,1% di spesa per i pendolari rispetto al bilancio regionale. La Regione che ha speso di più per i pendolari nel 2009 (1,52% del bilancio) e che ha proposto la migliore politica ottenendo risultati significativi di crescita dei pendolari su treno, è stata la Campania. A seguire, la Lombardia che è anche quella con il maggior numero di pendolari su treno (560mila)". La proposta è dunque quella di far aumentare in cinque anni la quota di pendolari su ferro in Italia, attraverso una serie di misure che comprendano parco rotabile rinnovato, nuovi treni, maggiori finanziamenti per rafforzare i servizi, priorità agli investimenti infrastrutturali nelle città.

"Sono proprio le Regioni, che oggi hanno competenze rilevanti e spesso esclusive in materie delicatissime ad avere la responsabilità di trovare le risposte più efficaci per uscire da questa situazione – ha dichiarato Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente – La sfida che proponiamo ai candidati Governatori è di cogliere le opportunità che la crisi climatica e la crisi economica ci propongono, dimostrando l’esaurimento del vecchio modello di sviluppo e la necessità di fare della Green economy e della qualità dei territori italiani il punto di forza per rilanciare il Paese. Le nostre proposte sono molto precise: si tratta di spingere le fonti rinnovabili, far crescere la mobilità pendolare sui treni, migliorare la gestione e il recupero di acqua e rifiuti, ridurre il prelievo e l’impatto delle cave, valorizzare il sistema dei parchi, fermare il dissesto idrogeologico".

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