SVILUPPO SOSTENIBILE. Deglobalizzazione ed economia verde al Forum di Greenaccord

L’attuale crisi economica e finanziaria ha messo in discussione l’intero sistema economico e sociale stimolando una riflessione sui modelli di sviluppo mondiale adottati finora, sulle loro problematicità e sulla loro sostenibilità a livello globale. Di questo si discute al VI Forum Internazionale dell’Informazione per la Salvaguardia della Natura organizzato da Greenaccord, che si tiene a Viterbo dal 25 al 28 novembre.

Walden Bello, direttore del Focus on the Global South e professore di Sociologia e Amministrazione Pubblica presso l’Università delle Filippine, durante il suo intervento ha sottolineato proprio la necessità di riorganizzare l’intero sistema economico e finanziario mondiale, "adottando misure immediate per garantire un maggiore controllo sul sistema finanziario". Tra le misure auspicabili Bello ha elencato "la cancellazione del debito dei paesi più poveri, di cui si discute ormai da oltre 20 anni, che permetterebbe ai paesi del sud del mondo di avere a disposizione le risorse necessarie a sostenere le proprie popolazioni".

Ma la vera strada da percorrere è, secondo il prof. "quella della deglobalizzazione e di una trasformazione ecologica dell’economia, oggi troppo subordinata all’utilizzo di combustibili fossili e fonti di energia non rinnovabile". "E’ necessario – ha concluso Bello – non utilizzare la mera crescita economica come indicatore dello sviluppo, ma anche, e in particolare, lo sviluppo sostenibile e la crescita della qualità della vita. Stiamo entrando in un’era di grandi pericoli ma anche di grandi opportunità: occorrono strategie intelligenti e di lungo termine per poterle sfruttare e raccogliere".

Anche Sergio Marelli, direttore generale del FOCSIV, è dell’opinione di rivedere l’attuale concezione di crescita economica. Nella sua relazione "Il Sud del mondo nei piani di sviluppo dell’ONU", ha ribadito che la crescita economica non può non tenere conto dei danni che uno sviluppo senza regole può provocare all’ambiente e, in particolare alle generazioni future". "I mutamenti climatici toccano tutti noi – ha infatti spiegato Sergio Marelli – ma non allo stesso modo.

Il cambiamento climatico non è solo una questione ambientale, è soprattutto un problema di uguaglianza e giustizia globale. I paesi in via di sviluppo sono particolarmente vulnerabili di fronte ai cambiamenti climatici. Nel 2007 e nel 2008 – ha concluso Marelli – abbiamo già assistito a scontri per il cibo, in oltre 30 paesi, dovuti all’aumento del prezzo dei viveri, in parte legati alla scarsità dei raccolti causata dai cambiamenti climatici. Secondo International Alert, ci sono oltre 46 paesi, con 2,7 miliardi di abitanti, nei quali gli effetti del mutamento climatico, interagendo con i problemi economici, sociali e politici, comporteranno un elevato rischio di conflitti violenti".

Nella seconda giornata del Forum sono intervenuti Joan Martinez Alier professore di economia e storia economica all’Università Autonoma di Barcellona e Wolfgang Sachs direttore del progetto "Globalization and Sustainability" e ricercatore al Wuppertal Institut per il clima, l’ambiente e l’energia che hanno insistito sul concetto di ecoefficienza, cioè la capacità di creare valore utilizzando un input di materie prime ed energia sempre minore per andare verso una trasformazione "verde" dell’economia.

"Stiamo andando incontro ad una crisi delle risorse fossili, che si avvicinano inesorabilmente all’esaurimento, ma anche ad una crisi delle risorse viventi, come le foreste, il suolo, l’acqua – ha dichiarato Sachs – Occorre in primo luogo sviluppare il concetto di de-materializzazione, cioè fare le cose in modo più intelligente, imparare a utilizzare meno materiale per la costruzione e la manutenzione delle infrastrutture, così come in passato abbiamo imparato a utilizzare meno mano d’opera. In secondo luogo – ha aggiunto Sachs – è necessario imparare a sfruttare al meglio i flussi naturali, captando le risorse disponibili senza distruggerle. Ciò, ovviamente, implica uno spostamento dall’utilizzo delle risorse fossili all’utilizzo di risorse rinnovabili".

Sachs ha parlato, infine, del principio di "autolimitazione", per cui i paesi da soli si pongono dei limiti sia sulle emissioni nocive, sia sulle materie che possono essere prelevate dalla natura. "Chi vuole prelevare materie ed energia dall’ecosistema, saccheggiando irrimediabilmente la biosfera, dovrebbe pagare una tassa, una sorta di diritto d’uso della natura. Un trust ecologico mondiale dovrebbe gestire le entrate derivanti dal pagamento di tali diritti e redistribuirli in modo equo tra tutti i Paesi del mondo". Joan Martinez Alier ha ribadito la necessità di sostituire l’imperativo assoluto della crescita economica con la valutazione di fattori sociali ed ambientali.

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